L’incontro con Ignazio non puó che avvenire in uno dei tanti piccoli angoli di Sardegna a Roma. Ci siamo trovati concordi nello scegliere la pizzeria“Il Maratoneta” per fare 4 chiacchiere e gustare una buona pizza affogata da un bel boccale di Ichnusa perché entrambi abbiamo a cuore quel posto speciale che é la Sardegna.
Ignazio, come tradisce sia il suo cognome che il suo nome ha origini sarde. Dico bene?
E’cosí. Sono nato 43 anni fa in quella terra bellissima, che credo tu conosca molto bene poiché anche tu affondi qualche radice nella meravigliosa Sardegna. Tutta la mia famiglia paterna ha tali origini, mentre la mamma proviene dalla Ciociaria e quindi anche questa terra mi sta molto a cuore.
Trovandomi in compagnia di un “mezzosardo” come me non posso che proseguire rimanendo in tema: quando dico che ho origini sarde mi sento rispondere: "Tua madre è sarda ? Wow la Sardegna, che posto meraviglioso ...." poi inevitabilmente mi nominano le spiagge più famose della Costa Smeralda. Mediamente si fa l'uguaglianza Sardegna=vacanza. Tu che ne pensi, e' proprio cosí?
Credo che l’equazione Sardegna=vacanza sia decisamente troppo diffusa; in realtà penso che la vera anima dell’isola, con le sue contraddizioni, le aspre bellezze e la storia millenaria si possa cercare solo nelle zone talvolta aride e desolate dell’interno, dove è possibile percorrere strade e sentieri per chilometri senza incontrare nessuno, dove spesso si rimane a bocca aperta di fronte a scenari incredibili in cui la natura è la principale protagonista.
Quando è avvenuto e come hai vissuto il “trasloco”in Continente e quali i tuoi sentimenti nei confronti di un tale cambiamento.
Credo di essere una persona molto legata alla famiglia ed alla propria terra ma al tempo stesso aperta al cambiamento e propensa a guardare con curiosità ed ottimismo al futuro; all'età di 9 anni al seguito del lavoro del mio papà (faceva il medico anestesista) ci siamo trasferiti vicino a Frosinone e, dopo altri due anni (correva l'anno 1974) sono sbarcato a Roma. Ti confesso che all'inizio questa città mi spaventava un po' e mi mancavano terribilmente gli spazi aperti di Nuoro (la città dove sono nato, allora praticamente un grande paese) ed il clima familiare e chiassoso della Ciociaria; pian piano mi sono innamorato della città eterna in cui oggi vivo benissimo e che in questo momento della mia vita non vorrei cambiare con nessun altro posto al mondo. Devo dirti anche che, oltre ai trasferimenti che ti ho già raccontato, il mio lavoro in Banca mi ha portato a vivere per periodi non lunghissimi all'inizio a Napoli, poi a Torino e successivamente ad Ancona; dal 1998 al 2001, questa volta con tutta la famiglia al seguito sono stato a Milano dove, al di là delle più rosee previsioni e del clima, ho trascorso un bellissimo periodo sia sul piano umano che da un punto di vista professionale.
Una vita all’insegna di continui cambiamenti, rapporti giocati sulle distanze di certo non facili da vivere. Immagino che in una tale situazione giochi un ruolo fondamentale l’affetto e il supporto di chi ti è vicino: quanto ha contato per te la famiglia
In estrema sintesi ti dico che la famiglia, per me, è tutto; è la cosa più bella e più importante, il punto fermo di tutta la mia vita e tutti i miei sforzi, sia in campo professionale che nel rapporto quotidiano con mia moglie Patrizia e con le mie figlie Silvia (16 anni) ed Eleonora (12 anni e mezzo), sono orientati a creare le migliori condizioni relativamente al benessere (in senso ampio) del mio nucleo familiare. Sono anche legatissimo alle mie sorelle oltrechè a genitori, suoceri cognati e nipoti, perché penso che un nucleo allargato sia quanto di più piacevole si possa avere, al punto che quasi sempre trascorriamo insieme le vacanze estive o condividiamo viaggi e momenti di svago.
Dunque, tirando le somme dopo questa prima chiacchierata posso dire di avere di fronte una persona lineare, equilibrata, piuttosto motivata, legata alle proprie radici ma aperta al cambiamento, disposta al sacrificio, animata da sani principi e con un forte senso della famiglia: Ignazio, ti riconosci in questa positiva descrizione?
Vorrei risponderti di si, però credo che sia giusto evidenziare anche qualche difetto (nessuno è perfetto e tantomeno io): ogni tanto mi “infiammo” e divento non facilmente trattabile anche se il tutto passa presto; una volta ero molto più permaloso ed irritabile ma il mio percorso di vita mi ha insegnato a coltivare le virtù della pazienza e della tolleranza (anche in questo caso la corsa è maestra di vita).
Secondo te quanto di un “buon carattere” puó essere corredo genetico e quanto invece frutto di una buona “educazione”
Secondo me sono veri entrambi gli assunti: alcune caratteristiche della persona rappresentano un patrimonio genetico formidabile ma io sono convinto che l’educazione, l’esempio e, più in generale, il contesto familiare, siano fondamentali per l’approccio alla vita delle persone e per il rispetto degli altri.
Ma ora veniamo a noi, in senso sportivo intendo, e parliamo un po’ della tua passione per la corsa
Non credo di essere molto originale dicendoti che la corsa è la mia passione principale; la pratico da moltissimi anni, all'inizio per il solo piacere di farlo, per uno strano gusto per tutto ciò che si realizza con fatica e soprattutto perché mi piace moltissimo stare all'aria aperta e lo sport lo concepisco solo "outdoor" (questa non me la ha suggerita vasapollo!). All'inizio facevo poche gare, soprattutto i campionati Italiani Interbancari, poi al compimento del 40° anno di età è scattata una scintilla terribile, credo anche per colpa della mia collega ed amica Lucia Petrarota, che mi spronava da sempre a partecipare alle competizioni del trofeo sociale del GSBR, il mitico Gruppo nel quale sono comunque tesserato dal 1995. Oggi sono tra i sempre presenti la domenica mattina e, quando il lavoro me lo consente, mi piace molto partecipare anche alle riunioni mensili ed a tutte le occasioni di incontro con gli amici del nostro grandissimo Gruppo.
Ti faccio i miei complimenti: sei riuscito a nominare ben due miei ex intervistati (ciao Lucia, Hi Joe) in un colpo solo ma ora sei tu di scena e gli amici del “mitico GSBR” vogliono sapere tutto di te, per esempio anche quali siano le tue letture preferite…
Qui ahimè devo confessarti che vorrei fare di più, ma a parte l'estate e le letture professionali, la sera leggo poco e soprattutto cose rilassanti: ho una vera ammirazione per Camilleri (il genere poliziesco mi ha sempre affascinato) e mi piace da matti il personaggio del commissario Montalbano. Altra lettura cult è chiaramente quella del settimanale Correre, ma non vorrei sembrarti troppo maniacale con la mia passione per il running.
"Perché non resta a mangiare con me ? Montalbano si sentì impallidire lo stomaco. La signora Clementina era buona e cara, ma doveva nutrirsi a semolino e a patate bollite. Veramente avrei tanto da... Pina, la cammarera, è un’ottima cuoca, mi creda. Oggi ha preparato pasta alla Norma , sa, quella con le milinzane fritte e la ricotta salata. Gesù ! Fece Montalbano assettandosi. E per secondo uno stracotto. Gesù ! Ripetè Montalbano." E’ solo una delle tante citazioni culinarie a testimoniare la grande passione di Montalbano per la buona cucina in particolare quella siciliana. Se Ignazio dovesse preparare un pranzo ideale prendendo spunto da tutte le regioni dove ha vissuto a tavola cosa si mangerebbe?
Inizierei dai primi della cucina nuorese, con ravioli e maccarrones de errittu (una sorta di bucatini al sugo); in alternativa un ricchissimo timballo ciociaro o un classico risotto alla milanese; non trascurerei i tonnarelli cacio e pepe della classica cucina romana. Per quanto concerne i secondi, sorvolerei sul porceddu e sulla cotoletta alla milanese e mi orienterei decisamente su una ricca ed universale bistecca ai ferri. Innaffierei il pasto con dell’ottimo Cannonau (in alternatina Nepente di Oliena) e chiuderei il tutto con seadas e fil’è ferru.
C’è di che ingrassare solo a starti ad ascoltare! Ora per perdere i chili presi virtualmente si rende necessaria una corsetta dimagrante, magari unendo all’utile il diletto del correre in un posto speciale. Avendo, altrettanto virtualmente, la possibilitá di raggiungere qualunque luogo dove mi suggeriresti di andare a correre?
Quando mi muovo, sia per lavoro che in vacanza, porto sempre con me scarpette e tenuta da corsa: non c’è niente di meglio, a mio avviso, che “esplorare” un posto nuovo correndo. Penso che le mie esperienze indimenticabili mi inducano a suggerirti nell’ordine: il deserto del Sinai, il jogging lungo la Mostova a Praga, la fatica provata “scalando” le siete colinas a Lisbona (città a mio avviso bellissima), la promenade des anglais a Nizza (qui ad ogni ora del giorno e della notte c’è qualcuno che corre, va in bicicletta e sui pattini), senza tralasciare la mitica Berlino (che bella esperienza vero?) ed il lungo Tevere ed il centro della nostra Roma.
Molto meno virtualmente dove sei solito correre per gli allenamenti e quali sono gli orari che preferisci
Normalmente la mia giornata inizia con la sveglia alle sei del mattino e con l’allenamento quotidiano che comincia circa mezz’ora dopo: il parco FAO sotto casa, l’EUR con tutti i suoi spazi, la ciclabile sud e le strade di Roma 70 sono il mio terreno preferito di “caccia”; al sabato se posso mi piace andare in pista, alle tre fontane o nel fantastico scenario di Caracolla.
Dalla passione per la cucina e per quella della corsa ad altre di diversa natura: cinema o teatro?
Ci vado poco ma con l'abbonamento a SKY cerco di recuperare ed anche qui prediligo commedie brillanti e, compatibilmente con le esigenze delle mie donne, film d'azione. Poi, con sommo sommo rammarico sempre delle mie donne, lo sport (calcio e tutto il resto).
Musica classica o moderna
Direi decisamente musica moderna, con una forte predilezione per Ligabue, Eros Ramazzotti e gli Stadio (si proprio loro). In alternativa, la musica Latino Americana con una predilezione per la Salsa Portoricana, che mi impegno a ballare ogni settimana insieme a mia moglie Patrizia.
Ti è capitato di essere stato trascinato come accompagnatore dalle tue figlie al concerto dell’idolo musicale di turno?
Devo confessarti che le mie Figlie non mi vogliono con loro quando vanno ai concerti e, pertanto, mi limito ad accompagnarle e ad andarle a riprenderle; in compenso accompagno mia moglie che nutre sentimenti di immensa stima e (direi) di adorazione per Claudio Baglioni.
Ma ora visto che sono scaduta in domande un pó troppo scontate vorrei proporti un rush finale (ebbene si, siamo quasi arrivati al traguardo!) di un certo tono: «l'uomo è così fatto: buono e cattivo, poi è sempre infelice, i ricchi pure sono spesso infelici» è una frase di Efix il servo protagonista di Canne al Vento, fortunato romanzo di una tua illustre concittadina, Grazia Deledda, la condividi?
In parte; credo che la maturità aiuti ad apprezzare quanto si è riusciti a raggiungere e a sentirsi un po’ più soddisfatti; Grazia Deledda è il mito di tutti noi nuoresi ma io sono convinto che la felicità sia un concetto molto soggettivo e, in ogni caso, frutto di un percorso di crescita e di maturazione di ognuno di noi, che ci induce ad apprezzare le cose anche piccole ma fondamentali della nostra vita.
Con questa saggia risposta di Ignazio cala il sipario su questa intervista di novembre anche perché pur volendo continuare mi risulterebbe impossibile farlo seriamente: il bicchierino abbondante di filu ‘e ferru (*) che ci è stato gentilmente offerto a fine cena mi è stato fatale, ha rallentato talmente mente e riflessi che l’unica domanda che ora riesco a malapena a formulare ad Ignazio è … “Non è che per caso mi daresti una mano a ritrovare la strada dove ho parcheggiato la mia macchina?!?”
Patrizia Farroni
(*) tanto per saperne di piú sul “colpevole”della mia sbronza:
Il Filu´ e Ferru (letteralmente fil di ferro) è l´acquavite di vinacce tipica della Sardegna. Il suo nome ha origini dall´attività di distillazione clandestina del fine ´800 e primi del ´900; Per non farsi scoprire dalle autorità competenti si nascondevano le attrezzature e i recipienti con l´acquavite sottoterra, legandoli con il filo di ferro che spuntava dal terreno come segnale per il recupero successivo.
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