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Il personaggio di Ottobre 2006

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Giuseppe Vasapollo

Il luogo ideale per “interrogare un “whatsamericanboy”come Giuseppe Vasapollo sarebbe stato uno dei tanti docks della splendida S. Francisco

Un americano a Roma

di Patrizia Farroni

 

Il luogo ideale per “interrogare un “whatsamericanboy”come Giuseppe Vasapollo sarebbe stato uno dei tanti docks della splendida S. Francisco , magari arrivando in sella ad una Kawasaky Z1 travestita da “chips”, i celeberrimi poliziotti californiani in motocicletta, ma si puó ben immaginare quali sarebbero stati i problemi logistici e monetari di una scenografia del genere. Certo a pensarci bene il gruppo avrebbe potuto anche lucrarci sopra piazzando successivamente l’intervista al New York Times con tanto di Italian Tedoforo in copertina oppure complice qualche foto del Vasa come mamma l’ha fatto a Play Girl sí da deliziarne (tanto gli americani si sa sono di bocca buona…) le affezionate lettrici. Nella realtá il Dott. Vasapollo si è dovuto accontentare di una delle tante sedie da giardino stipate nel cineforum di una sala parrocchiale romana la cui programmazione serale prevede, in compenso, il cult movie “Un americano a Roma”.

Allora Giuseppe avrai capito che ti sto volutamente provocando, ma d’altra parte per raccontarti hai deciso di inviarmi il tuo curriculum vitae e miracoli tra l’Italia e gli States! Ti confesso di averlo trovato, diciamo, cosí “faraonico” da farmi sparare a bruciapelo la prima domanda (magnum 44 dell’ispettore Culligan ovviamente!): ma è tutto vero o la solita “americanata”?!?



Ah bella!!! Intanto “t’aringrazzio” (si scrive cosi no?!) per avermi scelto e ti chiedo perdono perdono perdono, anche se non ho il caschetto biondo, per il ritardo col quale mi accingo a sottopormi alle tue temibili domandone (non lavoravi per LE IENE?). Ma praticamente stavo aspettando l’uscita in questo magnifico multiplex parrocchiale del film dei film in versione ridigitalizzata. Dai che te lo spiego se ci sono dei passi che ti rimangono ostili ;-)

Allora, cominciamo va, sennò poi come al solito qualcuno dice che per farmi stare zitto tocca abbattermi. Aspetta che rileggo la domanda che mi sono distratto, sai, ogni tanto parto con i miei panegirici e monologhi pseudo-leguleici. Senti ma due popcorn prima di cominciare? Sai che se vado in calo di zuccheri poi mi ammutolisco eh.

Dicevamo del curriculum, giusto. Considerati i nostri impegni reciproci era l’unico mezzo per darti almeno un input sul quale tracciare le basi di questa ghigliottina alla quale mi sto sottoponendo, con estremo divertimento. Però dai, “faraonico” addirittura. Vabbeh, per una volta mi tolgo la maschera da clown: facciamo due conti. Lavoro da quando ho 15 anni, a casa sono praticamente diventato capofamiglia a 17, sono andato in vacanza (quella vera) per la prima volta nella mia vita a 30, non sono, ahimé, né figlio d’arte né figlio di papà, mi pare conseguenza logica rimboccarsi le maniche e fare di tutto per riuscire dapprima a sbarcare il lunario e poi (oggi) a provare a costruire le fondamenta, solide e robuste, della piccola capanna che vorrei metterci sopra. Si, il curriculum e’ tutto assolutamente veritiero. Non c’e’ una singola virgola “pompata” o… “americanata” per utilizzare un termine secondo me abusato da chi l’America la conosce più dall’esterno che non davvero.

PS: Ma… il dvd de “L’ispettore CULLIGAN” dove l’hai comprato? Mica nella piazzola di sosta dell’autogrill di Capua?





Certo che no! I dvd taroccati made in Naples me li spaccia l’extracomunitario davanti al discount in versione non completamente originale a cominciare dal titolo. E pensa che affare: insieme all’Ispettore Culligan me so “accattata”al prezzo di uno: Star Trec 2 - L’ira di Cane e Chi ha incastrato Rogge Rabitte.

Ma fiuto degli affari a parte “tiremm innanz”, come disse Amatore Scesa (che non è propriamente il portiere di casa mia), da Perito Capotecnico Industriale a Dottore Commercialista Revisore Ufficiale dei Conti il passo è lungo. Ce lo racconti da velocista?



Da velocista??? Ah Patrì, ma sei sicura che sono io l’intervistato di turno? No perché del velocista non c’ho né il fisico né l’attitudine… Anzi, a proposito di “velocista” ma perché non ci spostiamo in pizzeria da Il Maratoneta? No è che sti pop corn mi hanno lasciato un vuoto…

Insomma… il fatto, per dirla in breve come tu osanneresti, è che dopo 5 anni passati a combattere con correnti elettriche, fili, saldature e quant’altro mi sono ritrovato un giorno con il mio compagno di banco che leggeva “Nuova Elettronica” ed io che invece leggevo “Il Sole 24Ore”… In realtà ero stanco forse più dell’ambiente che non della materia di per sé, onestamente l’elettronica non mi ha mai fatto innamorare cosi tanto come l’economia, ma è qualcosa che mi è rimasta comunque nel sangue. Non sono di quelli “malati” che cercano di stare (invano) al passo con la tecnologia ma amo moltissimo sfruttarne le potenzialità applicate alla vita di tutti i giorni. In fondo la capanna che vorrei costruire vorrebbe essere arredata si in stile classico ma vorrei pure tecnologicizzarla il più possibile. Ed eccoti spiegato come ho abbandonato il camice bianco insozzato dagli acidi che usavamo a scuola in laboratorio in favore di giacca e cravatta… in fondo mi sta meglio no?!





Vera e propria istigazione al “favoleggiamento” quando mi hai consigliato di prendere spunto dalla tua intervista doppia apparsa su Atletica for you . Ti confesso che è aumentata la mia simpatia nei confronti di Oronzini peró Giuseppe pure tu non ti sei regolato, ma era proprio necessario specificare “in lingua originale” per segnalare il miglior libro letto? Cosa hai da dire in tua discolpa: lapsus freudiano oppure inguaribile esterofilia?



Sono allora contento per Alex. C’avresti mica una amica libera da presentargli per favore??? Veniamo a noi, non mi sono regolato dici. Beh, a volte anche questo fa parte del personaggio che ogni tanto mi piace ostentare, quello cinico e narciso. Amo moltissimo giocare e ironizzare su me stesso in fondo. Per la parentesi del libro mi è sembrato invece naturale precisarlo, avere la fortuna di conoscere l’inglese equivale a poter meglio apprezzare libri e film che invece quando vengono tradotti perdono un pò di significato. Il senso era questo. Essendo quella una intervista di base ironica non potevo dire che il libro che più ammiro ed amo è “La Bibbia”, ma non avendo la fortuna di conoscere la lingua - anzi LE lingue - utilizzate per scriverla nella sua interezza non mi sognerei mai di leggerla in inglese. Come non leggerei mai in inglese Manzoni o Dante. Ma ad ognuno spetta il diritto di interpretare le nostre affermazioni come meglio crede. È quello che accade in fondo tutti i giorni dalle chiacchiere coi e sui vicini di casa a quello che leggi sul giornale. Sicuramente un grande difetto che mi riconosco è proprio questo, non mi curo molto di stare attento ad essere diplomatico. Ma sono contento di essere sempre diretto e schietto. Sul lungo termine le persone che ti stanno accanto sanno che se gli dici una cosa, è quella davvero. A meno che tu non preferisca chi ti “pacca” la spalla per contentino…

Ah. Non sono esterofilo. Amo gli States per quello che mi hanno dato professionalmente e personalmente. Ma sono nazionalista! Sempre! E se oggi ostento con orgoglio il tricolore italiano è grazie agli Stati Uniti. Lì ho imparato il vero amore per la bandiera e la Patria. Qualcosa che qui c’è solo per le partite della Nazionale di calcio… o sbaglio?!





Se consideriamo il progressivo depauperamento degli ideali ed il dilagare del virus della superficialitá non posso che darti ragione anche se ti devo confessare che uno slancio di ritrovato patriottismo con la vittoria del Campionato del Mondo l’ho avuto pure io.

Ma se, a tuo avviso, per la maggioranza degli italiani spirito unitario e amor di patria sembrano oramai coincidere solo con il numero impresso sulla maglia del campione nazionale di turno mi lascia perplessa il fatto che, in questo caso, il buon esempio possa arrivare proprio da una nazione la cui unitá è costata secoli di schiavitú ed ingiustizie sociali per non parlare delle irresponsabilitá che hanno portato all’estinzione dei legittimi abitanti di una buona parte dei suoi territori.

Bada bene, mia personale considerazione, quest’ultima, che non ha alcuna intenzione di aprire in questa sede un annoso dibattito sui lati positivi e negativi dell’America.



Infatti, ognuno è libero di avere le proprie idee.





Dunque Joe, “For Sale” come specialista nella creazione di “paradisi fiscali, ma non è che tra i tuoi migliori clienti annoveri anche…Lui?!?



“For Sale” sta quasi sempre per “A Saldo”. No, no. I “paradisi fiscali” sono uno strumento eccezionale di armonizzazione finanziaria ed economica. Alla portata di tutti, diversamente da come si crede. “Lui”? Ma stai parlando del nostro “LUI©”, cioè il nostro furgone? Oppure parli di… Zio Silvio… Beh, sai che si dice sempre il peccato ma non il peccatore eh!





Ma a saldo non é on sale? Vabbé lasciamo stare le querelles linguistiche e parliamo piuttosto del tuo ultra ventennale interesse sportivo per il Football, il Basket ed il Baseball, sports americani per eccellenza. In particolare sarei curiosa di conoscere il segreto per non annoiarsi nel seguire una partita di baseball…



Finalmente una domanda seria. (?!?!!!!!!!!!!!!) Parliamo di football e baseball (il basket non lo seguo molto). Che belli. Ho giocato a football a 18anni. Divertentissimo, strategico. Ti annoia il baseball? Hmmm… La diagnosi mi sembra facile. Lei dovrebbe passare un pò di tempo in America, conoscerne le tradizioni e poi seguire una partita… A parte gli scherzi, credo sia facile la risposta: basta imparare le regole (pochissime nel baseball, di mole biblica nel football). A me ad esempio annoia il calcio, lo trovo troppo lento. Lo seguivo da bambino. È più simpatico giocarlo che andarlo a vedere. E poi ci sono certe cose che può capire solo chi entra in uno stadio americano. Qui in Italia occorre andarci facendosi il segno della croce ed evitando le tifoserie estreme. In America prima della partita le tifoserie opposte organizzano i “Tailgate Party”, cioè delle grigliate fatte nel parcheggio dello stadio dove si condividono con i tifosi avversari salsicce e bistecche con mega birrate prima di entrare alla partita… E sai una cosa? Non fanno mai a botte ne si ammazzano! Sorpresa eh?!





E perché dovrei, oltretutto, anche se non so rispondere a Simon & Garfunkel su dove sia finito il grande campione di baseball Joe di Maggio (“Mrs Robinson”) quello di cui sono certa è che era di origine italiana come tanti altri grandi personaggi che hanno fatto la storia americana.



È per questo che con orgoglio porto sulla giacca appuntate le due bandiere, americana ed italiana. Per me sono due grandissime nazioni, per la loro storia, per la loro tradizione. Ognuna coi suoi positivi, ognuna coi suoi negativi. Amo Roma e l’Italia perché abbiamo una vita sociale stupenda, cibo paradisiaco e sappiamo divertirci. Amo New York e gli USA perché il pragmatismo di quel popolo ti da servizi che funzionano davvero, si lavora in modo davvero produttivo. Ma non fraintendere, si lavora bene anche qui, come ci si diverte anche lì. Ma come qui conosciamo sicuramente meglio il significato di vita sociale, negli USA si conosce meglio il significato di produzione.





Sono d’accordo con te ma siccome sei diventato troppo serio ti "batto"una domandina scherzosa…

Eccellente conoscenza del “broken english” sia scritto che parlato ma ad italiano come stiamo? Vediamo un pó…Participio passato del verbo soccombere



Hmmm… vediamo… Soccombetti… no, anzi… soccombazzi… no, aspetta, quanto ho di tempo? Mannaggia, c’ho internet che non funziona oggi… Vabbeh, facciamo cosi. Ma tu sapresti dirmi il participio passato di “splendere”? E di “prudere”?





Participio Passato di splendere: splenduto e di prudere internet mi dice che non esiste, ora posso continuare con le domande? Magari visto che fa ancora caldo parliamo di Estate…

La divisa da acchiappo di Joe Falchetto a caccia di avventure estive pareo ed infradito oppure bermuda hawaiani e scarpe da ginnastica della Nike…



Miiiii… l’estate!!! Che caldo che fa. Sai che preferisco l’autunno? Non è triste per niente, è pieno di quei colori forti nella natura che spezzano la monotonia di quel verde, bellissimo per carità. La mia tenuta estiva? Beh, sono conservatore… le infradito non me le metterei mai manco per scommessa. Quindi: Bermuda e Nike*!

(* = Alessio, mi paghi la royalty eh!)





Per fregiarsi del soprannome di The Bronx bisogna essere un pericolo come il tristemente noto quartiere newyorchese oppure potersi vantare di averci passato incolume una notte intera.



Aridaje. Bisogna che vieni con noi alla Maratona di New York. Poi te la faccio io una intervista! Io sinceramente c’avrei più paura ad attraversare alcune zone periferiche romane di giorno che non il mio “The Bronx”. Sapevi che ci giocano gli Yankees, la mia squadra di baseball? Pensa… la sera prendo la metropolitana, insieme ad altri 40mila temerari, vado alla partita e dopo mezzanotte attraverso le strade per riprendere la metropolitana per tornare a Manhattan… Pazzo ed incosciente eh?!

E lo ero ancora di più quando avevo la fidanzata newyorkese, quando ero lì in trasferta convivevamo nel suo appartamentino proprio nel Bronx, in una zona ai confini della città… pensa che scriteriato quando uscivo dopo le dieci di sera per andare a fare la spesa al supermercato…





Appunto hai detto bene mica solo, ma insieme ad altri 40mila. E hai fatto bene a darti del pazzo e dell’incosciente quando uscivi a comprare il latte con la tua morosa. A proposito, una con l’appartamento al Bronx, ma chi frequenti?!?

Anzi no, non confidare altro e lasciaci liberi di fantasticare sulle tue “poco raccomandabili”, si fa per dire!, amicizie newyorchesi ed invece parliamo di “parentame”: uno zio d’america che non si chiama Sam e nemmeno Ben lo annoveri tra i tuoi avi?



MAGARI!!! Ad avercelo avuto. Niente Zio Sam, ma nemmeno Zio Cam, o Zio Jafet. Niente di niente… che devo fare, da piccolo un pomeriggio guardai in uno di quegli album di ricerche che si usavano in quella generazione e sfogliandolo trovai una foto che mi fece innamorare… Mi ricordo ancora, era in fondo, sull’ultima pagina… La skyline di New York, ed io avevo 5 anni.





Giuseppe mi comincia a guardare male è arrivato il momento di spiegargli che le mie domandine un pó troppo cattivelle sono soprattutto dovute al suo spudorato americanismo.

Che ne dici Viso Pallido di sotterrare l’ascia di guerra ed entrare nella mia tenda a fumare il calumet della pace? Sì lo so che sei uno da Bacco e Venere e non da Tabacco ma magari questo armistizio ti vale la nomination al Nobel per la pace. Pensa alla notorietá: intervistatori accreditati, sponsor, televisioni!



E te guardo male si. M’hai fatto parlare, parlare ma qui ancora non abbiamo deciso se andare in pizzeria o in birreria… e visto che si sta “facendo nà certa”, sarebbe il caso di mettere qualcosa sullo stomaco, no?!

E poi no, io non sotterro niente finché non arriva qualcosa di commestibile. Sappi che potresti avere sulla coscienza un povero maratoneta italo-americano deceduto per denutrizione improvvisa.

Ma… a proposito di televisioni e sponsors… quale sarebbe la mia royalty???





Il solito commercialista! Dai, fuma Giusé che poi parliamo del Giuseppe nato a Roma e del suo sogno piú recondito…Allora dimmi, ne hai uno?



Cough! Cough! OH!!! Dai sposta sta sigaretta prima di annientarmi definitivamente!!!

Di sogni… beh. Hai detto “condito”? Ah scusa… è che qui non arriva manco la bruschetta ancora.

RECONDITO ahi detto, scusa, m’ero perso la prima sillaba. In realtà ne ho solo uno, vero: una famiglia molto simile a quella in cui sono cresciuto. Non ho avuto economicamente una infanzia serena, ma sinceramente il trade-off che ho vissuto, in favore di un affetto smisurato mi ha straripagato di quello che potenzialmente mi è mancato. Ecco, dare alla mia famiglia anche una serenità economica senza togliere nulla sul piano affettivo è il mio vero sogno. Per il resto… sono tutti sfizi, come correre per 50anni di fila la Maratona di New York.






Tze! A fare troppo lo “yankee” non riesci nemmeno piú a riconoscere una sigaretta da una pipa cerimoniale… Ma lasciamo stare e parliamo di qualcosa di piú piacevole, ovvero di donne...

Sulla base delle tue esperienze pensi che sensualitá da capogiro e profonditá interiore possano convivere in una stessa donna oppure pensi che per ottenere la donna ideale un uomo debba improvvisarsi alchimista.



E perché parti dal presupposto che siano scisse? La sensualità non è mai esteriore. È qualcosa che nasce dentro. Una donna, gonna e tacchi, li indossa con la testa e l’anima, mai solo col corpo, sennò somiglia a quelle che di notte creano gli ingorghi d’auto per le strade. L’alchimia è fondamentale. È sempre qualcosa di testa. Il problema semmai è dopo, quando le due componenti fondamentali di ogni rapporto, la sintonia caratteriale e la sintonia intima, vengono a confrontarsi. Se sono forti entrambe, rappresenteranno i binari sui quali far correre il treno, il tuo rapporto. Se uno dei due non va… rischi di deragliare. Se c’è solo passione, e fuori dal letto non sai cosa dirti, dopo una settimana ti stufi. Se c’è solo affetto e a letto non c’è compatibilità totale, litighi anche per il tappo di bottiglia avvitato male.





Abbiamo capito che non è necessario improvvisarsi alchimisti ma che è soprattutto una questione di fortuna. Peró, fattelo dire non mi é dispiaciuto il tuo concetto di sensualitá e concordo, se fossi nata uomo probabilmente sarei “stato” facile preda della sensualitá di una donna, “conquistato” dalla sua capacitá di affermare la femminilitá piuttosto che dalla sua bellezza. Ma Ora per condire il tutto con un pó di cultura (che non guasta mai in entrambi i sessi!) parliamo di libri….

Se avessi il tempo e la vocazione per fare lo scrittore su quale argomento verterebbe un tuo libro.



Eccoci qui. Stavolta ammetto che mi hai spiazzato e per risponderti ci devo davvero riflettere. Lo faccio ad alta voce. Sicuramente NON una autobiografia. Troppo egocentrica (non lo sono abbastanza ancora). Amo la politica, intesa come stile di vita, sopratutto quando vedo qualcosa che non mi piace ho la rabbia e l’impeto di mettermi a scrivere ma poi subito dopo penso che sono tutti capaci a dire “questo non va” e purtroppo nessuno è mai capace di dare una soluzione REALE. I romanzi preferisco li scrivano gli altri, in fondo io faccio il commercialista, amo i numeri. Ma nemmeno un libro di Sudoku scriverei. Però ci sarebbe un argomento sul quale se davvero ne avessi il tempo mi dedicherei con passione. Ne parlai su quell’intervista doppia dalla quale hai preso qualche spunto. Adoro i sommergibili nucleari ed amo leggere sia romanzi che testi tecnici di tattica e strategia navale. Se avessi un clone letterario lo farei dedicare forse a questo. Un qualcosa di “tecnico”. Che poi è in fondo il campo dal quale provengo.





Se potessi organizzare una maratona in un luogo inedito dove la ubicheresti.



Oddio. Mi hai fatto guardare alle spalle temendo di trovare il sorrisetto diabolico di Zio Luciano dietro di me, pronto a frustarmi. Beh, credo che non ve ne siano di maratone “inedite”. Nel senso che anche in Alaska (uno dei posti che più adoro al mondo) c’è una maratona stupenda.

Ma ora ti confesso una cosa. In realtà sto già vestendo i panni dell’organizzatore ed insieme ad alcuni compagni di squadra stiamo allestendo una “quinta colonna” del GSBR. Per il nome abbiamo due opzioni: “Peppe Triathlon” o “Peppe Trippathlon”. Le specialità saranno le seguenti: corsa di 10km, gran faciolata di gruppo, e pennichella finale. Il Sommo Sacerdote e Gran Mogul Luciano Duchi suggeriva un pentathlon con l’aggiunta di due specialità (in realtà una, ripetuta) che non posso nominare qui perché siamo in fascia protetta…





Quali i premi che assegneresti ai primi 3 classificati uomini e quali quelli per le prime 3 donne (ovvero tre cose materiali che secondo te potrebbero fare la felicitá di un uomo e quelle che la farebbero di una donna)



C’è già una incongruenza. Le cose materiali non farebbero mai la loro/mia felicità, soddisfarebbero le esigenze del momento forse, ma la felicità assolutamente no.



Nessuna incongruenza: questa è una domanda volutamente all’insegna della vile materia!



Mi vuoi confinare nell’ambito del “materiale”? Nessun problema, adatto la tua domanda e ti rispondo così. Senza nessun ordine di rango.

Premi maschili: 1. Una vacanza a vita di tre giorni l’anno in un faro su un’isola; 2. Una vacanza di una settimana a vita l’anno a rotazione tra Hawaii, Alaska, Scozia, Islanda; 3. Un appartamento nella mia New York.

Premi femminili: 1. Tutto quello che ho detto sopra, insieme a me. 2. Un capo di lingerie elegante. 3. Una pietra a taglio brillante… ma per questa c’è da lavorare molto per conquistarla eh!





Santi numi, il primo premio femminile mette paura! Ok, macho man ora una domandina meno superficiale….Nell’album dei ricordi conservi una foto che riguardi ogni tanto con piacere…cosa mostra?



Una su tutte. Il momento del “SI” di mio padre con mia madre. E stavolta non aggiungo altro. È qualcosa di troppo intimo, troppo MIO. Non lo condivido con nessuno.





Un posto ed una occasione in cui ti sei sentito a disagio e dal quale saresti voluto scappare a gambe levate…(gli eventi non ancora accaduti non valgono!)



Ah ecco… e te pareva che mi precludevi la più facile! A parte le battute e le tue insinuazioni che non raccolgo per non darti soddisfazione, in realtà, non ho mai avuto momenti così drastici. Un pò perché in certe situazioni in cui mi sono sentito a disagio, per mia colpa, invece di scappare ho preferito cercare di recuperare la situazione. In fondo se ho colpa (e non dolo) per qualcosa che può aver causato un danno mi fa più piacere riconoscerlo.





In God We Trust oppure Aiutati che Dio t’aiuta?



Entrambi. Assolutamente. La prima perché senza la Fede non credo si vada da nessuna parte. Se solo fossimo parte di una catena di montaggio in cui fungiamo da semplice “plancton” non avrebbe senso nessun istante della nostra giornata. La seconda perché le maniche ce le dobbiamo rimboccare noi stessi, senza aspettare che qualcuno ci prenda per mano e ci porti alla meta. In tanti, in troppi, sono abituati ad aspettare la pioggia standosene semplicemente seduti. Ma questo credo lo impari da solo esclusivamente quando “hai fame”. Se hai “fame” fai tu il primo passo… ed il secondo… ed il terzo.





Mi è sembrato di capire che sei una buona forchetta, ma sei uno cui piace solo mangiare oppure ti piace anche cucinare?



Ti posso rispondere per comportamento concludente? Allora per antipasto ti preparo un trittico con insalata di mare da un lato, gamberetti lessati e sgusciati con pezzettini d’ananas e infine altri gamberetti su delle fettine sottili di kiwi.

Per il primo invece, una bella vongolata: mettiamo un filo d’olio d’oliva con dei pezzettini d’aglio dolce a rosolare per mezzo minuto, poi rovesciamo le vongole possibilmente con la loro stessa acqua già salata e le saltiamo, aggiungiamo qualche langostilla, e poi prima di riversare le linguine ci versiamo vino bianco e una spolverata di peperoncino (a neve per me… adoro il piccante).

E per secondo ti sfiletto una cernia e ne poggiamo appunto i filetti su una padella, li spolveriamo con pochissimo sale e poi copriamo i filetti con la polpa di un pomodoro schiacciato olive nere a rondelle e capperi (quelli piccoli). Un filo d’olio veramente infinitesimale e scottiamo i filetti per pochissimi minuti.

Per il dessert… beh, quello a sorpresa. Mica ti posso rivelare sti particolari davanti a tutti eh!!!





A tale proposito…”Non si sa di nessuno che sia riuscito a sedurre con ció che aveva offerto da mangiare; ma esiste un lungo elenco di coloro che hanno sedotto spiegando quello che si stava per mangiare…” (Manuel vazquez montalban) ed io aggiungerei anche che nel nostro modo di rapportarci al cibo si cela il nostro modo di essere…Sei d’accordo?



E aggiungo, non solo al cibo. Ogni cosa che facciamo si relaziona sempre al nostro modo di essere. Appariamo fuori come siamo dentro. A parte le bellezze/bruttezze oggettive che non sono altro che un mix di cromosomi ereditati, il resto dipende solo ed esclusivamente da noi, dai nostri gusti, dalle nostre preferenze, dal nostro dinamismo e dal nostro ozio… Ed il cibo è una delle tantissime componenti di questo magnifico rapporto. E sicuramente fa più complicità immaginare e saper descrivere qualcosa e poi… esserne anche capaci di realizzarla.





Ad essere sincera ho avuto l’impressione che nel tuo rapporto con l’altro sesso ha avuto il sopravvento l’animo del cacciatore il cui unico fine è di rientrare a casa con il carniere pieno e che anche nei confronti di quest’altro piacere della vita, il cibo per l’appunto, valga lo stessa regola. Ma ci sará pure un lato della tua vita nel quale prevale invece la moderazione e la sofisticatezza. Quale?



Appunto, l’hai detto, è una tua impressione. Ma è giusto che anche se sbagliata sia la TUA. Oriana Fallaci disse una volta che il ruolo dell’intervistatore non è quello di far esaltare la personalità dell’intervistato ma di far esaltare quello che l’intervistatore vuole. Magari non avrai amato la compianta Oriana ma noto una forte “fallacite” in te.

Comunque, non sono un cacciatore, non ho mai imbracciato una carabina se non una volta in Wyoming, a Laramie, in uno scenario che ricostruiva un villaggio da film western, ma era per gioco. Tornando alla tua domanda preferisco qualcosa di più gratificante che il “carniere” ricco di selvaggina: dicansi “complicità” e “femminilità”… ma non sono io a doverlo dire, dovresti girare la domanda a chi mi sta accanto… Ho sicuramente un debole per l’altra metà del cielo, non faccio fatica ad ammetterlo ne lo nasconderei mai. Ma non c’è nulla di più gratificante che il sorriso di una donna alla quale porgi una rosa rossa, senza carta intorno, e con una gocciolina d’acqua che sta ancora li sul gambo.





NO!!!! Proprio la Fallaci!!!!

Faccio finta di non aver sentito e ti cito Antonio Serra: "Se un'idea ti sembra buona, l'ha già avuta un altro prima di te; se ti sembra ottima, l'hanno già avuta in dieci". Tu invece che non mi sembri un campione di modestia come la cambieresti questa frase?



Per farti il verso ti risponderei: “Se quella che sembra una ottima idea l’hanno avuta già in dieci, lavorerei in regime di oligopolio. Mica male come inizio!!!”





Quanto é difficile essere originali?



Hmmm… Basta non tatuarsi e riempirsi di piercings, basta costruire una famiglia unita, basta essere eterosessuali, basta non seguire religioni alternative perché va di moda, basta non seguire i reality, basta andare a cena al mare per una bella grigliata di pesce invece che andare a mangiare etnico per poi vantarsi una esperienza internazionale quando magari non sei mai uscito dal raccordo anulare. Posso aggiungere un PS? Non ho assolutamente nulla contro le categorie che ho citato. E mi auguro che chi legge… abbia l’accortezza di SAPER interpretare il senso pur sé ho volutamente generalizzato in modo superficiale.



Lodevole il tuo sforzo del P.S. diplomatico ma ritengo che si possa decidere di fare una qualsiasi delle cose che tu hai menzionato semplicemente per il piacere di farlo e non necessariamente per ostentazione o per moda.



Concordo appieno. Infatti la mia era solo una provocazione che tu hai ben interpretato. Perché se ti guardi intorno moltissime persone sembrano ostentare proprio per moda le loro scelte.





Un aspetto di te che mi ha colpito, oltre al fatto che sei una persona che ha grande considerazione di se stessa, è che sei un inguaribile ottimista. Te la senti di darci qualche consiglio su come diventarlo?



Speravo si fosse già intuito. Consigli non servono. Non né saprei comunque dare. A me è bastato solo combattere sin da piccolo per (soprav)vivere. Una volta che ci fai l’abitudine sei capace anche i affrontare i momenti peggiori della tua vita con quel pizzico di sorriso che ti serve a darti la forza che nessuno al mondo sarebbe comunque capace di trasmetterti. Né con una pacca sulla spalla. Né con un assegno di assistenza.





Ma ora passiamo al paradigma del verbo To Run: I run, YOU RUN…e alla domandina di rito: Come è nata la tua passione per la corsa?



Che fai ti fermi alla seconda persona singolare per paura di toppare la terza? Ma il paradigma del verbo “to run” sarebbe “run, ran, run” Dai che t’aiuto eh! Scherzo. La mia passione per la corsa lo anno tutti come è nata. È stato un connubio tra New York e la sua omonima maratona. Vale a dire, la città che più è riuscita a regalarmi qualcosa e l’evento che di quella città ne è sicuramente il più conosciuto ed ambito al mondo. Sin da piccolo volli correrla ed anno dopo anno questo desiderio cresceva esponenzialmente fino a quando, a novembre 2003 dissi ed imposi a me stesso che il 7 novembre 2004 ci sarei stato anche io.





A Giusé che farei senza di te all’interrogazione di Inglese! (ma il gobbo di solito non sta nascosto sotto il palco a suggerire? E te che ci stai a fare sopra?!? E poi vacci piano con la pronuncia che mi arrivano gli sputi della terza persona singolare!)

Parliamo piuttosto della tua inguaribile goliardia, da quello che ho potuto capire di te in occasione di qualche festante “Bancario” avvenimento le ali ai piedi te le metta piú la voglia di divertirti e far casino insieme al gruppo che una vera e propria velleitá d’agonismo. Erro?



Amo la competizione e l’agonismo, moltissimo. Non perché l’importante sia “vincere”, ma perché quello che mi da più carica è il misurarmi con chi è più forte di me. Un anno fa ebbi modo di confrontarmi allo sprint finale di una gara con un compagno di squadra “sprinter” di nascita. La soddisfazione più grande è stata quella di essermi appunto messo in competizione insieme a lui, era scontato che l’avessi perso, ma il mio scopo lo avevo raggiunto soltanto sfidandolo, confrontandomi con lui e lanciandogli una piccola sfida. Tutto assolutamente per gioco.

Ma è lo “spirito di gruppo” per me la parte fondamentale di questo sport, per questo sono legatissimo a tutti i miei compagni di squadra. Per questo alla Maratona di Roma di quest’anno mi sentivo felice ed orgoglioso, non avendola corsa, di aver accompagnato all’ultimo km alcuni miei “fratelli”.

Ti do ragione sulla voglia di divertirsi. Non sono di quelli che per divertirsi debbono vivere al limite. Mi basta vedermi alle 7 di mattina coi miei compagni di squadra, farci due risate e poi gareggiare.





La tua punta di diamante è la Maratona di New York che vivi anche nella veste di traghettatore di anime (tra l’altro so che sei alle ultime battute dell’organizzazione di quella imminente del …..). Puoi tentare di spiegare, a parole tue e possibilmente in lingua italiana, ti concedo i sottotitoli in lingua originale, quali sono le sensazioni che animano i tuoi passi e se e quali sono i tratti del percorso che sono capaci di amplificare in te una emozione di per se giá cosí grande?



… del 5 Novembre. Si. Beh, solo per questa domanda ti riabilito regalandoti il sorriso più spettacolare e bello che la mia anima può mai. Ahimé dopo avermi un po’ “lavorato ai fianchi” adesso mi presenti il dessert. Ed io non posso che accoglierti a braccia aperte.

Quest’anno porterò con me qualche “bancario” a vivere questa esperienza che personalmente reputo la più bella podisticamente parlando. Sai, correre a New York, come in molti Paesi all’estero, ti da quello che purtroppo qui in Italia manca: il sostegno vero e reale della gente comune che sta in piedi sul marciapiede ad applaudirti, sia che porti il pettorale 1, sia che porti il pettorale 50000. Ma dirti le emozioni che si possono provare su quei 42km, non ci riuscirei in poche righe, mi servirebbero… 42km fatti insieme a te, spiegandoti e facendoti vedere come anche uno scorcio panoramico miscelato ai suoni della gente ti faccia sentire un fuoco dentro. Su tutti, metto tre appuntamenti. La partenza, al Verrazzano, con 80mila gambe che mulinano su quel ponte che letteralmente trema e ti sbilancia al passare dei concorrenti; poi il 16esimo miglio, quando scendendo dal Queensboro Bridge si entra in Manhattan e passi dalla solitudine del thump-thump dei tuoi passi al frastuono di uno “stadio” di gente sulla First Avenue che aspetta te. Infine, l’ultimo miglio. Quando a Central Park senti ancora più forte il sostegno di tutti e ti trascini per quegli ultimi milleseicento metri e quando alla fine della curva intravedi il traguardo… ti emozioni. Vivi una fase extracorporea, come se il mondo intorno a te non esistesse e ci fossi solo tu e ti vedessi dall’esterno correre quegli ultimi metri e tagliare il traguardo abbracciandoti con quel paio di sconosciuti che sono arrivati insieme a te, completamente bagnati dal sudore e senti come di abbracciare un fratello o una sorella. Amo da morire la Maratona di New York.

E mó come faccio a continuà… m’hai fatto risentire emozionato porca zozza!





Non eri dei nostri alla Maratona di Berlino. Scelta obbligata forse da un problema di lingua?



Ahahah! Bella questa. No, ci sarei andato, ma quando m’hanno detto con chi avrei dovuto dividere la camera ho rinunciato…

A parte le battute. So che sono stati tutti benissimo. Spero un giorno di iscrivirmici, è troppo vicina alla Maratona di New York come data, ma la considererò. Mi piace la “Cermania”, ho girato la Baviera, sicuramente la parte più bella di tutta la nazione, comprese le ragazze…



E ti pareva che mancasse la parola buona sul “gentil” sesso, stavo quasi in pensiero, e meno male che sarei io quella affetta da fallacite, ma nel caso tuo in altro senso e con ben altri effetti collaterali!



No no. Che collaterali!!! DIRETTI!!! Che Dio mi conservi cosi secula seculorum!





Allora Beppino, sei solito consumare i tuoi allenamenti alla Caffarella in solitaria (che se non ricordo male è la zona dove vivi) oppure preferisci allontanarti altrove per correre insieme a tanti amici (e, che te lo dico a fare, tante amiche)?



Una via di mezzo. Nel senso che mi piace correre dentro ROMA, nel cuore della mia città. Sull’asfalto, che prediligo sempre e comunque allo sterrato. E allenarmici con degli amici è sempre bellissimo, soprattutto nelle mattinate di weekend senza gare in calendario. A proposito, convoco già ufficialmente per il 7 ottobre il “lunghissimo” di gruppo pre maratona!





Giuro a me stessa che quella che gli sto per fare è l’ultima domanda anche perché, detto tra noi, questa intervista si sta un pó dilungando e temo seriamente che possa scattare da un momento all’altro (e per sacrosanta autodifesa) una collettiva “pennica” tattica (compresa la mia!).



Giuseppe “tieniti” stretti i pantaloni che ora vado sull’intimo: ti occupi tu stesso di lavare i panni sudati e puzzolenti (mi sembra anche normale!) dell’allenamento oppure ci pensa….



E io che pensavo andassi davvero a chiedermi una cosa intima. Sai, fare il libero professionista comporta essere dipendenti di se stessi, vale a dire del più tiranno e despota dei datori di lavoro. Poi da buon figlio unico mi è stato insegnato sin da piccolo a sapermi sbrigare in casa. Ed avendo passato parecchio tempo a fare più avanti e indietro con l’ospedale che d’estate per andare al mare… fai esperienza utile per quando raggiungi l’età maggiore. Vabbeh, tutto sto panegirico per risponderti che sono la colf di me stesso… e manco i contributi mi verso!!!







Stavolta non serve guardare l’orologio, anziché calare le prime ombre della sera su New York (mitico fumetto Nick Carter, chi se lo ricorda?) si stanno levano le prime luci dell’alba su Roma. La proiezione non solo non è avvenuta, ma i fedelissimi dell’Albertone hanno potuto beneficiare di ben altro spettacolo, quello di un Man on the Moon tutto italiano, anche se affetto da un’inguaribile passione per stelle e strisce, un Andy Kaufman nostrano che è riuscito e riuscirá ne sono certa in quello che si era prefissato: strappare plausi ma anche dissensi, sorrisi ma anche indignazione e soprattutto foraggiare la - giá smisuratamente BIG - considerazione che ha di se stesso.



Dietro le quinte:

Peró Giusé anche se tra le varie cose si è fatto un gran parlare… parlare… parlare di delicatezza, sensibilitá, rose con il gambo con o senza goccia, di sofisticate prelibatezze culinarie e di avventurose esperienze, dal polo all’equatore, io di rose, cenette e proposte di viaggio non ne ho vista nemmeno l’ombra.

Mi sa che non me le sono proprio meritate, vero?!? …ma nemmeno una piccola pepita dal Klondike…?!?



Vabbeh, ti porto una maglietta da New York, di quelle “4 t-shirt a $5”, poi non dire che non ti voglio bene…

 

 

 
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