Logo Gruppo Sportivo Bancari Romani
www.bancariromani.it
 
Il sito del Gruppo Sportivo Bancari Romani
 

Il personaggio di Maggio 2006

Ritorna
 

Sandro Federici

Un atleta scrittore si aggira tra i bancari sotto le mentite spoglie di Direttore...Chi ancora non ha avuto la fortuna di "leggerlo" dopo questa intervista saprà qualcosa di più su di lui e sui suoi libri. Sto parlando di Sandro Federici il nostro persona

Il direttore...scrittore

di Patrizia Farroni

 

Incontro Sandro una bella mattina di inizio maggio ad Ostia. L' appuntamento è alle ore 12.00 ad un tavolino del Venezia con la scusa di un aperitivo e la promessa di rubargli giusto il tempo di una chiacchierata. Il posto l' ho scelto io perchè mi ricorda l' adolescenza e le chiassose e temerarie sortite al mare con gli amici, quando si partiva da Roma (molto presto) destinazione Ostia Stella Polare (molto tardi). Non faccio fatica a riconoscerlo e lo accolgo con un sorriso, lui ora che mi vede sembra ricordarsi di me ma, d'altra parte, se anche non mi avesse riconosciuta sarebbe stato più che normale per un "creativo" con la testa perennemente “indaffarata”. Terminati convenevoli e strette di mano ordiniamo e nell' attesa che arrivino gli aperitivi parto subito con la prima domanda:

• Sandro, cosa e quando ti ha spinto a scrivere?



Scrivere mi è sempre piaciuto. Ricordo che a tredici anni cominciai ad elaborare un racconto di fantascienza, mai terminato come tanti altri scritti iniziati in età più matura. Sei anni fa, dopo la scomparsa di mio padre, sentii l’esigenza di fissare in qualche modo i racconti della sua vita, prima che il tempo ne logorasse anche il ricordo. Decisi di romanzare la sua storia, ed alla fine mi sono reso conto che un buon ottanta per cento di quello che avevo scritto era frutto della mia fantasia. Era nato “Le mele cotte”, il mio primo lavoro completato, tirato fuori dal cassetto e, dopo un paio di anni, pubblicato. Da allora, non ho mai smesso di scrivere.




• Pensi che uno diventi scrittore perché in realtá ha scoperto che le ferite si rimarginano piú in fretta se le trasformi in storie?


No. Viceversa, è possibile che scrivere riapra vecchie cicatrici. Perché quando si scrive ci si pone inevitabilmente a confronto con la propria essenza più intima.





• Comunemente si dice che la scrittura rappresenti per un autore una forma di autoanalisi, una sorta di catarsi liberatoria. Mi pare che fu lsaac Singer a dire che se Hemingway avesse scritto del padre e della madre, parlandone male, non si sarebbe sparato. Sei d’accordo?



Condivido che la scrittura rappresenti anche un’autoanalisi, ma la catarsi non è così scontata. Le nostre problematiche finiscono nelle opere più spesso in modo indiretto, ed anche Hemingway sicuramente nei suoi romanzi ha parlato del padre e della madre, dell’alcool che mandava giù e della voglia di farla finita.




• Quando scrivere diventa autoanalisi si possono risolvere piú facilmente i problemi?



Se ne assume piena consapevolezza che non vuol dire automaticamente risolverli.




• In questa societá che perdona con troppa facilitá volubilità, incongruenze e contraddizioni quanto conviene essere sinceri?



Essere sinceri non conviene e spesso non è possibile, per la complessa rete di relazioni personali e sociali in cui si sviluppa la nostra vita. Credo che la sincerità, come l’onestà e la coerenza, sia uno di quei valori che la nostra attuale società dell’apparenza e dei furbi ritiene inutili e superati. Ma dobbiamo cercare di fare anche quello che non conviene, se giusto.





• Quindi, al dunque, dovendo tessere un elogio: della menzogna, del silenzio o della ragione



Mi pare che siano già stati scritti tutti e tre…. Sceglierei comunque il silenzio, che in questo mondo di menzogne urlate e spacciate per verità ci può aiutare a recuperare la ragione.





• Quale di queste operazioni matematiche senti piú vicina alla tua produzione: + fantasia – vita vera oppure + vita vera e – fantasia



La vita vera è una fonte inesauribile. Ma senza la fantasia non c’è arte. Quindi, la prima che hai detto.





• Dietro e dentro i tuoi racconti ci sono anche o soprattutto le tue paure?


Non ho molte paure. La principale, quella di mostrare come sono dentro, la supero scrivendo.




• Quali sono i tuoi progetti futuri e cosa nascondi nel cassetto


Entro l’anno dovrei pubblicare il secondo libro, una raccolta di racconti che (mi faccio pubblicità) presenterò il 16 maggio presso la libreria “Bibli” a Trastevere. Sto lavorando poi ad altre due storie, che non nasconderò nel cassetto.




• ”Si chiacchiera tanto di comunicazione e di villaggio globale e poi ognuno se ne sta rintanato nel suo inaccessibile nascondiglio...”

Credi nel dialogo come ad un qualcosa che possa arricchire?



Scopo della globalizzazione è creare un unico mercato mondiale, in cui tutti abbiano le stesse esigenze, più o meno indotte. La comunicazione che supporta questo progetto ci invia messaggi che tendono a renderci consumatori passivi, poco ragionevoli e molto omologati. A forza di ingigantire i nostri piccoli egoismi, stiamo diventando sempre più soli. Bisognerebbe recuperare il dialogo, tra le persone come tra i popoli, per valutare altri punti di vista, stimolare riflessioni, in una parola riaprire la mente.





• Visto che hai deciso di concederti a questa intervista e che finirá su un sito web, cosa pensi di Internet?



Internet è uno strumento di comunicazione formidabile, che potrebbe aiutare il confronto per gli straordinari spazi di libertà che ancora offre. Spero non diventi uno strumento di manipolazione delle menti come è avvenuto per gli altri mezzi di comunicazione. Ricordo che trent’anni fa, con la liberalizzazione delle frequenze, esplose il fenomeno delle radio private. Abituati alle grigie trasmissioni della RAI, ai notiziari censurati, ci sembrò di aver conquistato una libertà di espressione sconfinata. Oggi il 99% delle frequenze è gestito da radio commerciali che trasmettono solo musica e pubblicità. Il potere, quello vero, ha la capacità di farci sentire liberi ed assorbire ogni novità in funzione delle proprie esigenze.





• Pensi che la pubblicitá sia ancora solo l’anima del commercio oppure che si sia trasformata in un’altra forma d’arte?



Si, l’arte dell’inganno. E’ l’anima del commercio e, in Italia, l’anima del potere. Che tristezza lo stupore dei ragazzi quando sentono dire che una volta, in tv, si vedevano film e partite di calcio senza interruzioni!





• L’uomo è una bellissima macchina che lavora molto male. Cosa ne pensi di questa affermazione



Penso che l’uomo sia sempre e comunque una bellissima macchina.





• Se e quando gli estremi si toccano…



E’ un’invenzione di chi sta in mezzo.





• “Propongo di erigere un monumento a tutti coloro che non hanno scritto ancora nessun libro” è la frase di un grande umorista ungherese, George Mikes, alludendo probabilmente al fatto che viviamo un’epoca inflazionata da scrittori. Cosa è che secondo te puó fare la differenza tra un autore di “moda”ed uno di sentimento



E’ vero. C’è tanta gente che scrive di tutto, me compreso. Ma credo che gli scrittori diminuiranno per lasciare spazio a forme di comunicazione multimediale. I giovani chattano, messaggiano, spediscono e.mail, si stanno disabituando ad articolare periodi lunghi. Chi comincia a scrivere lo fa per sentimento. Poi, quello 0,1 per mille che ha successo, comincia a scrivere per contratto; da quel momento il sentimento è un optional.





• Uno dei miei autori preferiti è l’americano Henry Miller (Tropico del Cancro, per citare il piú conosciuto). E’sua l’asserzione che “l’Arte non insegna niente tranne il senso della vita”. E a te cosa ha insegnato?



Lessi “Tropico del Cancro” a sedici anni, e non ne rimasi emozionato. Ricordo una smania di trasgressione che oggi farebbe sorridere. Però l’asserzione che citi è bella. A me ha insegnato a scegliere ed a credere nelle mie capacità.





• Qual è la cosa piú preziosa che il denaro non possa comprare e quale pensi ne sia la giusta moneta



Sarò banale: la felicità. E sarò ancora più banale: la moneta è saper apprezzare quello che la vita ci offre, a cominciare dalle nostre qualità.





• “Quello che si fa per amore è sempre al di la del bene e del male” prova a mettere in versi questa definizione di Nietzche come lo farebbe il poeta Federici…



Non sono un poeta, anche se a volte mi diverto a scrivere versi in romanesco. E poi, trovo che la definizione sia già poetica di per sé.




• Moliere ammise di non avere problemi a comporre il primo verso bensí a proseguire con i successivi. Qual é il tuo approccio alla composizione e come nasce una tua poesia o un tuo racconto



E’ stato per molti anni il mio problema. Ora scrivo cose più brevi ma quando inizio so già dove voglio arrivare e come. Mi viene un’idea, la elaboro mentalmente (in auto o mentre mi alleno), e quando scrivo la sviluppo e la arricchisco.





• “Sono stracci se volete, ma io amo i miei stracci”…quanto conta l’autostima in uno scrittore che decide di rendere visibili i suoi sentimenti piú reconditi



L’autostima è fondamentale per tutti, in ogni momento della vita. Conosco persone eccezionali che non sono stimate perché loro stesse non hanno di sé una buona considerazione. Per lo scrittore vale ancora di più per i motivi che abbiamo già detto.





• Quanto risulta fondamentale l’appoggio e l’incoraggiamento di chi ti è accanto?



E’ molto importante. Per me è stato decisivo. E’ però una condizione necessaria ma non sufficiente.




• Da come ti racconti esce fuori il ritratto di un curioso della vita, una macina di idee...se non ho capito male anche un corso di lingua araba. Forse un interesse nato in seguito alla pittoresca esibizione della danzatrice del ventre durante una delle ultime cene dei bancari?!?



Ricordo con molto piacere quell’esibizione (che se non sbaglio, però, fu di una ragazza romana…). Ho deciso di conoscere l’arabo vedendo i reportage dall’Iraq. Non sopportavo di non capire nulla di quelle scritte, di quei cartelli, dei titoli di Al Jazeera. E poi volevo capire qualcosa di più di un popolo e di una cultura con cui, spero ancora per poco, siamo in guerra.





• Altri interessi in particolare?



L’anno scorso mi è piaciuto molto un corso di storia della musica. Per il mese di ottobre Viviana ed io stiamo pensando di dedicarci ad un’attività culturalmente più avanzata: un corso di danza latino-americana.





• Ma ora parliamo di sport. Confessi che ti piacciono quasi tutti e che da ragazzo hai praticato seriamente il calcio, tanto seriamente da finire sull´Almanacco Panini del 1973. Il tuo rapporto con questo sport continua ora in veste di allenatore.

Il calcio e la corsa sono molto diversi, me li metti a confronto in relazione alle diverse emozioni che ti suscitano?



Da ragazzino giocavo a calcio come tutti quelli della mia età: al prato, sul marciapiede, in mezzo alla strada; con palloni bucati, fatti con carta pressata e stracci, purché rotolassero un po’. Era la passione di tutti. Però ricordo che, quando litigavo con ragazzini più grandi di me, cominciavo a correre e non mi prendeva nessuno. Con la mia struttura fisica avrei potuto fare il calciatore o il velocista. Ma per iniziare a fare atletica ci sarebbero voluti impianti, tecnici, scuole che nella periferia romana non c’erano; mentre ogni quartiere aveva almeno un paio di piccole società calcistiche con cui i ragazzini come me sognavano di giocare. Ho continuato a fare qualche torneo tra bancari fino a tre anni fa, contemporaneamente alla corsa. Poi ho cominciato ad avere qualche acciacco di troppo e così, quando mi hanno premiato come miglior calciatore al torneo di calciotto (ritengo solo per rispetto ai capelli bianchi), ho deciso di chiudere in bellezza e di dedicarmi solo alla corsa, che è meno traumatica. Avevo colleghi di ufficio che praticavano atletica e cominciai ad allenarmi con loro in pista. Poi, dopo un’altra lunga pausa, sono passato al fondo.

Trovo che il calcio sia un gioco stupendo, dove contano preparazione atletica, tecnica, fantasia, intelligenza, spirito di gruppo. Peccato che, ai massimi livelli, lo abbiano distrutto relegandolo al ruolo di prodotto da vendere e caricandolo di contenuti economici esagerati che lo snaturano e lo esasperano. La corsa invece è una sfida con se stessi, un confronto con la fatica e con i propri limiti prima che con gli avversari, che spesso sono amici e compagni di avventura, mai nemici.





• Parlando della corsa ti sei definito bonariamente un "tapascione" sia perché la "struttura fisica massiccia" non ti è favorevole sia perché "appena carico gli allenamenti mi rompo qualcosa" e che, quindi, corri solo per salute e divertimento.

Finalmente (per me!) qualcuno che non ha il pallino fisso per i tempi e che corre solo per divertirsi e sentirsi bene, niente allenamenti massacranti e giornate storte perché non si è andati sotto i ..., o sbaglio?!



Un pochino sbagli. Nel senso che anche io ho provato a migliorare più possibile le mie prestazioni (altrimenti non avrei caricato tanto da rompermi). Solo che, a differenza di tanti, corro in qualunque condizione di forma perché comunque mi piace partecipare e fare quello che posso, anche se dovessi arrivare ultimo. In questo senso non ho l’incubo della prestazione come tanti amici che, se non sono al meglio, non gareggiano per non rovinarsi l’immagine.





• Hai la fortuna di vivere ad Ostia. Quando decidi di correre non hai che l´imbarazzo della scelta: lungomare o pineta, odore di mare o profumo di resina...qual é quello di cui ti piace di piú riempirti narici e polmoni?



Non è un caso se ho ripreso a fare corsa con continuità da quando vivo a Ostia. Qui corrono tutti, è un vero spettacolo. In genere, a causa degli orari, corro sul lungomare d’inverno ed in pineta d’estate. E ti assicuro che entrambe le situazioni sono gratificanti. Ma l’odore del mare d’inverno è stupendo.





• Pensi di essere riuscito a trasmettere ai tuoi figli la tua stessa vitalitá e curiositá?



Penso di si. Loro sono un po’ meno agitati di me, ma pensandoci bene anch’io alla loro età ero meno dinamico.




• L´ultima domanda la riservo alla tua principale occupazione (in termini di tempo).

Devo essere onesta, durante tutta la nostra chiacchierata avevo proprio dimenticato che tu fossi in realtá un serio direttore di banca e non uno scrittore travestito da "Herr Direktor" (come sei stato soprannominato!). Spiritosaggini a parte, come fanno a convivere due aspetti cosí contrastanti dentro un unico "corpo"?



Credo che ognuno di noi viva situazioni contrastanti che, però ci consentono di sviluppare tutti gli aspetti della nostra personalità. Per me, se vogliamo, l’assurdo non è scrivere, ma essere direttore di banca. Sono pochi quelli che riescono a trovare un lavoro attinente alle proprie peculiarità caratteriali o agli studi effettuati. Io a 19 anni ho finito il liceo classico, volevo lavorare e mio padre mi ha lasciato il posto in banca. Non era il lavoro della mia vita, ma ho cercato di farlo bene e, forse, ci sono riuscito. D’altra parte, quanti riescono a vivere con i libri che vendono?





Entrambi guardiamo l'orologio con l'espressione tra l’ indispettito ed il rassegnato tipica di chi è ben conscio del valore del tempo e anche di quale sarebbe il modo migliore di utilizzarlo. Espressione che la dice lunga anche sulla vita degli "artisti per caso": tanto il tempo sacrificato alla ragion di stato e poco quello che resta alle ragioni del cuore. E sono più che certa che Sandro concorderebbe con me se solo avessi ancora il tempo di tramutare questo concetto in un' altra domanda...

 

 

 
risoluzione consigliata 800 x 600
webmaster Paolo Salomone