Conoscevo Claudio solo di vista fino a quando, in occasione della Roma Ostia, ho avuto l’opportunitá di fare il viaggio, nella inconsueta veste di hostess dei Bancari, accanto a lui sul pullman dell’Acqua Acetosa. Devo essere sincera mi ha fatto subito una buona impressione, d’altra parte come non dare della brava persona all’unica che mi ha elogiata per la puntualitá, proprio io che da una vita becco “strigliate”per i miei proverbiali ritardi!
Questo suo puntualizzare sulla puntualitá !cacofonia voluta! mi ha fatto peró capire anche di avere di fronte un preciso di prim’ordine….
• Claudio alla stessa stregua di Furio di Verdone, quindi, oppure qualcosina in meno?
Furio è una caricatura, e quindi i tratti più ridicoli e peculiari sono portati all’eccesso. Io cerco solo di essere sempre puntuale, condannato ad aspettare chi non lo è. Preciso si, lo sono. Al G.S.B.R, mi chiamano spesso “spaccacapello”…
• Quando hai ricevuto l’annuncio che saresti stato tu il protagonista del mese “mariano” hai sorriso con l’espressione stupita di chi non avrebbe mai pensato di diventare “Personaggio”o almeno non tra i primi….Perché Claudio tanto stupore, non ti consideri forse uno dei volti piú rappresentativi dei Bancari?
Mi sento una “persona” rappresentativa dei Bancari, piu’ che un “personaggio”. Di “volti noti” ce ne sono parecchi, ed io, in questo senso, sono uno dei tanti. Però non nascondo che mi fa piacere essere qui a farmi intervistare.
• Durante una nostra propedeutica chiacchierata informale mi ha confessato che preferisci di gran lunga il teatro al cinema. Cosa pensi possa regalare in piú allo spettatore questa forma d’arte basata non tanto sull'immagine (come invece avviene nel cinema o nella televisione), ma sulla presenza dell'attore?
Al teatro scelgo sempre i posti più avanti possibile, perché voglio vedere bene i gesti, le espressioni e persino il movimento degli occhi degli attori. Rimango completamente coinvolto, con emozioni che il cinema non mi da. E poi ci sono dei testi teatrali magnifici.
• Rimaniamo tra i sacri fuochi dell’espressivitá umana : arte moderna o classica? Nel salotto sopra il divano un Picasso oppure un Caravaggio?
Caravaggio. Però, ad avercelo, mi accontenterei anche di un Picasso! Stile classico in tutto.
• Claudio Filiputti detto Ringhio, il nick name che un bel giorno ti sei ritrovato cucito addosso e che, fammi capire bene, sta per: tenace e caparbio come un mastino oppure scostante e scorbutico come una vecchia zitella
Mi pare che questo soprannome mi sia stato affibbiato per la prima volta da Alex Oronzini durante una riunione; è stato poi mantenuto, ed ormai pochi sanno come mi chiamo veramente… Immagino mi sia stato dato per accostarmi al mastino, e non alla zitella.
• Da quello che mi hai raccontato ho di fronte una specie di BigGym dei Bancari: tennis, calcetto, sci e così fino al 1998 poi la conversione all’atletica. Raccontaci un po’ quando e come… Hai visto la luce!
Non mi ero ancora convertito all’atletica. Lo sci a Roma non è che si possa praticare molto, a parte una settimana l’anno e qualche sporadica uscita infrasettimanale. Il tennis la domenica mattina. Il calcetto avevo già deciso di abbandonarlo: mi piaceva moltissimo, giocavamo ogni giovedì sera, ma se perdevamo me la prendevo talmente tanto da non dormirci la notte! Quindi ho cominciato a corricchiare a Villa Ada.
• Sono rimasta seriamente colpita dall’apprendere che il tuo esordio è avvenuto nientepopodimeno che con la Maratona di Roma questo la racconta lunga sulla profonditá della tua conversione. Cosa ti ha spinto a cimentarti da subito con la Regina di tutte le gare, la prova piú ardua per ogni neofita?
Ritorno sulla tenacia. L’idea di poter fare una maratona era un po’ che l’accarezzavo. 42 Km. ! La mente che vince sul fisico. Questa era la sfida che mi affascinava.
• Per quel battesimo come ti preparasti?
La preparazione, ripensandoci ora, fu patetica; feci tutto da solo. Non ero iscritto a nessuna Società, ne’ sapevo che esistessero. Il giorno della Maratona ero emozionantissimo. Nelle tasche delle braghe (non erano veri e propri calzoncini) avevo: fazzoletto, scheda telefonica, 10.000 lire, penna e foglietto, sul quale, in corsa, scrivevo i tempi ai passaggi chilometrici, non disponendo di un cronometro con questa funzione. Conservo ancora questo foglietto: fa tenerezza. Il foglietto però aveva un inconveniente. La seconda gara che feci fu la Maratona di Venezia. Pioveva. Il foglietto si inzuppò tutto già al 5° Km. E la penna non scriveva più.
• Essere o non essere è tutta una questione di compromesso oppure o sei o non sei?
Sono o non sono. Ma spesso il mondo richiede compromessi. E quindi a volte mi trovo in difficoltà.
• Nessun uomo è felice, da sposato, se deve bere del gin peggiore di quello che era solito bere da scapolo. E’una citazione di HL Mencken, per te che invece sei felicemente sposato con Silvia da 27 anni, piú i 6 di fidanzamento, qual’è la ricetta giusta per una unione longeva e sempre viva
Non c’è una ricetta, e guai se esistesse! Sono stato solo fortunato ad incontrare una persona che mi sopporta ancora. Ci vogliamo bene e stiamo bene insieme. Tutto qui. E non mi pare sia una cosa così fuori dal comune.
• Cito ancora Mencken perché la sua definizione di politica è quanto di piú azzeccato sia nei riguardi del concetto di democrazia che del nostro particolare momento:“In democrazia, un partito dedica sempre il grosso delle proprie energie a cercare di dimostrare che l’altro partito è inadatto a governare. In genere tutti e due ci riescono ed entrambi hanno ragione.” Sei d’accordo su questa definizione ed un tuo pronostico sulle prossime elezioni (esimendoti dal dare giudizi personali per non influenzare gli indecisi e contravvenire alla par condicio)
Mi sembra che questa definizione calzi a pennello alla campagna elettorale appena conclusa. Solo che in questo caso spesso sono entrambi riusciti a fare solo figuracce. In queste elezioni c’è poi una cosa che non mi piace: io preferivo votare per la persona, ed il partito era una conseguenza; con la nuova legge invece si vota per un partito e la persona, che non scelgo io, ne è la conseguenza. Per quanto riguarda il pronostico, mi adeguo agli ultimi sondaggi.
• Hai dichiarato che la tua seconda passione sono i viaggi. Qual’è la meta ideale di Mr. Filiputti?
Dipende. Dall’isoletta greca senza nulla (e ce ne sono ancora alcune) al Gran Paradiso, se voglio starmene immerso nella natura. Oppure viaggi, in ogni latitudine, e la visita di città importanti. Insomma, il mondo va conosciuto per arricchirci di esperienze, però talvolta starsene tranquilli non fa poi così male. A proposito, domani parto e passerò tutta la settimana in giro per la Sicilia, quindi approfitto di questa occasione per fare gli auguri di Buona Pasqua a tutti.
• Tra i posti che hai visitato ce n’è uno in particolare dove non torneresti e perché?
Venezia. Perché hai fatto un salto sulla sedia? Ho solo un motivo personale: ti dicevo prima che ero andato a Venezia per la Maratona. Quando sono andato a ritirare il pettorale, a parte i carissimi parcheggi e vaporetti, e fino qui mi sta bene, mi hanno fatto una salatissima multa per aver superato il limite di velocità sul ponte che collega Mestre a Venezia. Per chi non lo sapesse, il ponte è un rettilineo lungo 5 km. a 4 corsie (ripeto: quattro corsie) ed il limite di velocità era 50 all’ora. Ho avuto la sensazione che questo limite sia stato messo lì proprio per incastrare l’ignaro turista e rimpinguare le casse comunali. Così mi sono ripromesso di non tornarci più.
• Tra le cittá visitate, invece, ce n’è una che arriva a contendere nel tuo cuore il posto a Roma?
In Italia la città più bella che abbia visitato è stata appunto Venezia. Però non ci torno per quello che ti ho appena detto. Se dovessi vivere all’estero sceglierei Parigi.
• A proposito della Cittá Eterna, ti sei lasciato sfuggire che tra i tuoi passatempi preferiti c’è quello di improvvisarti “scopritore”di una Roma nascosta. C’è un posto poco conosciuto che ti senti di rivelare e che vale la pena di visitare?
Ci sono molti posti che non sono affatto nascosti, ci passiamo davanti tutti i giorni e non ce ne accorgiamo. Quanti non sono mai entrati nelle torri di Porta San Paolo, alla Piramide, a pochi metri dalla sede dei Bancari? Un posto curiosissimo, che invece è veramente nascosto, è una latrina romana, ora interrata sotto il piazzale antistante San Pietro in Montorio, al Gianicolo. Se non lo sai non la troverai mai. E’ particolare perché, a parte l’architettura, sui muri ci sono gli stessi “graffiti” e le stesse scritte che si possono talvolta leggere sui bagni pubblici di oggi, solo che sono in latino o greco.
• Grazie della “dritta”! Io invece, tanto per rimanere in tema di “scoperte”, sbirciando nella tua libreria ho appena scovato un Claudio Filiputti amante del genere giallo/noir, in particolare accanito lettore delle avventure di Nero Wolfe. Un investigatore decisamente molto singolare: raffinato buongustaio (stazza intorno ad “un settimo di tonnellata”!), assai pignolo, orari di lavoro rigidissimi, ma solo per assicurarsi un alto tenore di vita, moderatamente iroso, specializzato nella risoluzione di intricati casi di omicidio che dipana rimuginando comodamente e pigramente in poltrona o mentre cura le sue amate orchidee nel giardino pensile della sua elegante casa/studio di New York…Confessa Claudio, quanto ti somiglia questo personaggio?
Andiamo con ordine: buongustaio si, ma per il peso direi di no! Del pignolo ne abbiamo già parlato. I miei orari di lavoro purtroppo, o per fortuna, non sono rigidissimi; alle volte lavoro anche la domenica, ma se mi occorre riesco ad avere orari piuttosto flessibili. A proposito, il lavoro serve anche a guadagnarsi lo stipendio per assicurare, a me ed alla mia famiglia, un tenore di vita che io giudico almeno tranquillo. Moderatamente iroso?!? Togli pure il moderatamente per quanto mi riguarda. L’approccio ai problemi è simile: riflessivo, tengo spesso tutto dentro fino alla soluzione finale. Non coltivo orchidee, la giardiniera di casa è mia moglie.
• Risposta esauriente, non c’è che dire, ma ora che ne dici di tornare alla “corsa”? Dunque, abbiamo fino ad ora parlato di ieri e dei tuoi esordi. Quali invece i programmi di oggi e, se ti senti abbastanza lungimirante, anche di domani
Aspetta, parliamo ancora un attimo di ieri e del mio fiore all’occhiello: 2 h. 59’ 44” alla Maratona di Roma del 2003. Ne sono orgogliosissimo. Ultimamente una serie di acciacchi mi hanno fatto rallentare di molto, con conseguenti riflessi negativi anche sulla motivazione. Quindi per quest’anno il programma è: divertirsi di più e faticare di meno. Se riuscirò a riprendere non lo so, ma penso possa anche andare bene così.
• Mi piace la tua risposta: convivere con i propri limiti e non ostinarsi a combatterli, almeno finchè risultano essere più forti rispetto alla nostra motivazione, lo trovo un bell’esempio di maturità. Ed ora Claudio anche a te la domanda di rito: quanto, quando e dove ti alleni
Quanto: se per allenamento intendi anche un quarto d’ora a 6’ al km., allora 5 giorni la settimana, ma di allenamenti seri solo un paio. Quando: questo è il problema. Quando riesco a trovare il tempo per farlo. E spesso il primo a rimetterci è il pranzo. Dove: Villa Ada, mio Parco prediletto, o in un campo sportivo vicino il mio ufficio.
• Meglio solo o in compagnia
Parliamo sempre di allenamenti vero? Lunghi da solo, allenamenti “tirati” in compagnia, ma non più di due persone. Per divertirsi poi più si è meglio è.
• Ora l’ultima domanda. Hai due figli oramai grandi, gli hai insegnato che i soldi non fanno la felicitá ma l’aiutano oppure che la felicitá é quella condizione interiore ideale che prescinde da ogni forma di ricchezza?
Risposta ovvia: la felicità è solo interiore. Non può essere proporzionale alla ricchezza. E di esempi ce ne sono tantissimi. I soldi servono per soddisfare i nostri bisogni, ma siamo noi che li utilizziamo, e non dobbiamo esserne succubi.
Credo che con questa bella lezione di saggezza posso considerare chiusa qui l’intervista. Ringhio detto Claudio abbozza un sorriso la cui interpretazione non mi risulta facile: sorride perché si sente contento e soddisfatto delle risposte che ha dato oppure perché sollevato dal fatto che sia giunto incolume alla fine di questo lungo terzo grado? Giá che ci sono, glielo chiedo… Claudio sta al gioco e mi risponde cercando di fare il serio “Oh no, un’altra domanda! Ma non erano terminate?!?” Ok ok, basta cosí: ho ottenuto la risposta! La stretta di mano vigorosa che ci scambiamo per salutarci è accompagnata da un altro sorriso e questo mi conferma che anche lui si è divertito. Ne sono contenta e non posso che confermare la prima impressione: Claudio è proprio una brava persona!
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