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Il personaggio di Gennaio 2006

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Alessandro Oronzini

Cominciamo il 2006 con un buon “novello”, è proprio il caso di dire, dei Bancari Romani:

Il buon novello dei bancari

di Patrizia Farroni

 

Ma se per Luciano Duchi mi sarei voluta trasformare in vincente maratoneta, per Alessandro è piú forte il desiderio di incontrarlo presentandomi travestita da Che Guevara in gonnella considerando la sua “nobile” propensione a schierarsi con i popoli oppressi nella lotta armata contro lo strapotere imperialista (il suo articolo del nov. 2005…docet!). Decido di evitare per non metterlo a disagio ma non riesco a fare a meno di chiedergli spiegazioni…

• Ma insomma Alessandro che cosa è questa storia?

• In effetti ultimamente ci sono popolazioni che per motivi che sto ancora cercando di capire, attirano come una calamita il mio desiderio di avvicinarmi a loro e di sostenere la loro causa, che credo sia condivisa da gran parte della popolazione mondiale (l’istinto mi fa pensare che soprattutto quella maschile ne sia interessata….). In realtà a quel simpatico messaggio è stata solo appioppata la mia firma ma io non ne sapevo nulla! Ebbene, è così. Mi smaschero da solo. Scambiando la posta con Luciano, leggo il suo invito a vedere bene cosa fosse stato pubblicato sul sito. Quando ho letto il titolo dell’articolo (“Me ne vado”) mi sono domandato: “Ma quando diavolo l’ho scritto?”. Poi ho visto quell’esercito di gentili dame e, come un flash, ho capito: sono rovinato! Ora mi massacrano.



• Ma ora siamo seri e parliamo di te atleta, qualcuno mi ha suggerito che sei tra i piú bravi dei Bancari, il fiore all’occhiello della divisa blu e bianca, sei disposto a svelarci qualche segreto sulla tua preparazione, che so nascondi un druido in casa che prepara pozioni magiche oppure…?

• A dire la verità, sono riuscito a vincere il trofeo sociale anche grazie alle scarse apparizioni di atleti più forti di me, primo fra tutti l’irraggiungibile Gianluca Calfapietra e poi il nostro maratoneta, Claudio Leoncini. A essere sincero non riesco a indossare i panni del fiore all’occhiello… Proprio non mi ci sento. Non ho grandi segreti né pozioni magiche, anzi, fino all’infortunio mi allenavo senza sforzarmi troppo prediligendo la durata alla qualità. Poi in gara riuscivo a tirare fuori il 100% e avevo la capacità di lottare con gente che in confronto a me in allenamento faceva tempi irraggiungibili. Non mi sono mai spiegato il motivo di questa qualità, ma sono sempre stato contento di averla.



• La scelta del luogo dove correre è casuale oppure ricerchi il piú possibile strade o sentieri capaci di trasmetterti sensazioni particolari?

• Abito a 5 minuti di corsa da Villa Pamphili. Sarei un folle se non sfruttassi il più bel polmone verde di Roma. Lì trovi qualsiasi percorso, dal pianeggiante al saliscendi, dalla terra battuta all’erba. Ce ne è per tutti i gusti. E poi si gode di un paesaggio magnifico: passare di mattina davanti al laghetto con i cigni, con i vapori che si innalzano dall’acqua vuol dire immergersi in un’atmosfera da sogno. Devo dire che da questo punto di vista sono molto fortunato.



• Quanto tempo dedichi all’allenamento?

• Una media di 1ora e mezza al giorno; se ho tempo, di sera faccio un po’ di ginnastica.



• Come è nata la tua passione per la corsa?

• Per dimagrire. Ero diventato una pera. Ho espresso l’intenzione di fare del moto dopo un anno (l’unico per fortuna) di sostanziale totale sedentarietà. Mi hanno regalato un paio di scarpe da corsa e sono partito. Mi ricordo che il primo giorno corsi per ¾ d’ora e la cosa mi entusiasmò parecchio. Da quel momento non ho più smesso (tranne per gli infortuni).



• C’è una persona in particolare che ha contato o conta per te e che ti piacerebbe menzionare? (eccezione fatta per Zio Luciano, Vate indiscusso!)

• Oltre allo Zio, chi ci sono? Ovviamente i genitori. Sono molto legato a loro così come a mia nonna e a mio fratello.



• Negli allenamenti come è Alessandro: uno fedele ad un programma che non ammette o concede variazioni oppure uno istintivo che corre come si sente?

• Come direbbe il profeta di Quèlo: “La seconda che hai detto”. Chiedere a Zio Luciano per la conferma: ci fosse una volta in cui sia riuscito a rispettare i passaggi che mi ha imposto. E prima di lui era ancora peggio; per la serie:” Oggi dovrei fare i mille…ma senti che gambe pesanti! Mi sa che rimando…”



• Una domanda obbligata: tutti i tuoi tempi (5000, 10000, mezza maratona e maratona)…

• Per 5000 e 10000 si tratta di riscontri con vizio di forma, visto che quasi mai una maratonina è precisa. Comunque, in linea di massima: sui 5000 15.56, sui 10000 33 netti (circa), sulla mezza (Roma-Ostia) 1.13.15, in maratona (Latina) 2.39.45.


• Dall’amichevole nostra chiacchierata targata MEO PATACCA è venuto fuori il ritratto di un giovane atleta di stampo umanistico, non a caso sei laureato in lettere moderne (confermi?)
Ebbene, un personaggio in particolare che senti vicino a te per indole e temperamento

• A dire la verità, ce ne sono diversi e non tutti dalle connotazioni particolarmente positive: Zeno Cosini (Svevo) cioè l’inetto che casca in piedi; il Passeggere (che dialoga col leopardiano venditore di almanacchi) per il mio modo di affrontare la realtà in modo oggettivamente e razionalmente empirico e il Dante che incontra Paolo e Francesca (quando scavalca l’idea dell’amor cortese visto come emblema del guiderdone) per la mia idea che si possano fare delle cose senza necessariamente pretendere un corrispettivo.

Complimenti per la risposta ma…. disponibile a fornire un “aiutino” anche a qualche non addetto ai “lavori”? Battutacce a parte, proseguiamo…

Altro che battutaccia…. Con Dante mi inviti a nozze e non mi lascio sfuggire l’occasione. Un recente filone della critica intende il viaggio di Dante anche come viaggio poetico; un cammino in cui l’autore si misura con la letteratura e gli autori più importanti sia della tradizione sia coevi, con l’intenzione di sopravanzare tutti ed essere incoronato Sommo Poeta. Dopo i cinque poeti del Limbo, i primi rappresentanti di un filone letterario sono Paolo e Francesca che incarnano l’ideale dell’Amor Cortese. Il suo emblema è la celeberrima frase “Amor che a nullo amato amar perdona” che ormai unanimamente viene interpretata come “Amore che non tollera il fatto di non essere riamato”. Il premio per l’amante che si prostra davanti alla propria dama non può essere altro che l’amore della donna. L’uomo chiede e deve ottenere il premio (guiderdone) dell’amore. Dante supera questa concezione perché la donna (Beatrice) è il tramite tra l’uomo e il massimo Amore (DIO); io la supero perché se aspetto di essere corrisposto... allora stiamo freschi.

Che dire Ale, mi lasci senza parole, ma non cantare vittoria, la domanda successiva te la faccio leggere direttamente sul mio notes! Eccotela qua:



• La differenza tra la poesia della corsa e la realtá molto meno poetica del risultato…

• Che domandona! La poesia della corsa forse è quella incarnata da Forrest Gump che corre perché gli va, senza scopi e senza un traguardo; la realtà del risultato invece è spesso incarnata (e confusa) con una spinta quasi ossessiva a prevalere sugli altri, a tal punto da ammettere talvolta anche l’illecito. Detto questo però, io sono un fermo oppositore del motto “L’importante è partecipare”. Il barone certamente intendeva che è necessario cercare di fare del proprio meglio sempre nel pieno rispetto delle regole e degli altri. Ma guai solo a pensare che in una Olimpiade si possa andare solo per partecipare, guai! Chi va a una Olimpiade o a un Mondiale è un eletto, un atleta che sta al di sopra dei propri connazionali e che li rappresenta rappresentando l’intera Nazione. E’ il vincitore di una lunga selezione e non può permettersi il lusso di andare a rappresentare il proprio Paese solo per una comparsata. Ma deve assolutamente puntare a un risultato e a dare il 101%, proprio per rispetto a coloro che in quella stessa competizione, alla quale non sono riusciti a partecipare, al suo posto avrebbero dato tutto.



• Piú pessimista o piú ottimista…(ti ricordo che hai confessato la tua particolare predilezione per scrittori come Gadda e Kafka entrambi campioni di non positivismo!)

• Non faccio abiure: sono un pessimista, mi preparo sempre al peggio. E’ una buona strategia: se le cose vanno bene tiro un sospiro di sollievo, se vanno male ci arrivo già preparato.



• Ora una domandina un pochino “oziosetta”. Ammettiamo che tu creda nelle favole e che tu sia un Principe, quale eroina impalmeresti come Principessa tra: Cenerentola, la Bella Addormentata, la Sirenetta, Cappuccetto Rosso (raggiunta la maggiore etá!) Biancaneve o la Principessa sul Pisello

• Mah, forse la Sirenetta. E’ un po’ strana e le cose strane e insolite mi attirano.



• Ed invece per Alessandro Oronzini, giovane e promettente atleta intellettual-programmatore, quale é il tipo di donna ideale?

• Una che non faccia calcoli, che non abbia intenzione di fare programmazioni a lungo raggio e che non si domandi a che ceto o fascia sociale io appartenga. E poi mi deve piacere, ne devo essere attratto, il che non significa necessariamente che debba essere bella.



• Con te stesso sei esigente o indulgente?

• Sono esigente, non mi va mai bene quello che faccio e se lo faccio, lo faccio male.



• Hai comprato un biglietto interrail se ti affacci dal finestrino vedi….

• un bel paesaggio verde senza case (una volta tanto).



• Ed ora una domanda che dia una flebile speranza o tolga del tutto ogni possibile velleitá alle giovani e nubili lettrici del sito: mi è sembrato di capire che vivi con i tuoi: affetto gravemente dalla sindrome del cocco di mamma difficile da schiodare oppure, volendo potendo, piú che disponibile a “smammare”?

• In effetti è vero, anche se a casa ci passo pochissimo tempo. Ho anche una casa tutta mia ma preferisco darla in affitto (sai, il mutuo….). Non ho nessun problema a gestire la casa da solo, ma non ho grandi prospettive di accasarmi con “nubili lettrici”. Così come non ho problemi a vivere con persone a cui voglio bene.
Anche se attualmente lavoro, non posso permettermi di sostenere gli oneri di una casa tutta mia. Quel poco che racimolo preferisco tenermelo. Si tratta di una logica che punta al solo investimento. Immagino non te lo aspettassi, vero?

Una risposta cosí furbescamente in bilico tra “ragion di stato” e sentimento proprio no, ti meriti che la prossima sia l’ultima!

• Allora dicci Ale, tolto l’impegno lavorativo, quello atletico e quello per la partecipazione a fantomatici comitati strategici presso l’ambasciata del Nicaragua, come impieghi il restante tempo?

• Dormendo.



Anche questa intervista “volge al desio” (tanto per non essere da meno e continuare a citare Dante!) oltretutto non vorrei avere sulla coscienza un mancato allenamento ed Ale, glielo leggo negli occhi, ha proprio fretta di salutarmi per andare a correre. C’è da dargli torto? Il “lago dei cigni” di Villa Pamphili, visione superba anche al crepuscolo, è lí che lo aspetta. Mi sarebbe piaciuto suggerirgli di portare con se un pó di briciole per quei poveri, infreddoliti pennuti ma, inutile dirlo, è giá corso via….


Patrizia Farroni

 

 

 
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