Claudio Leoncini non è solo il personaggio del mese, è IL PERSONAGGIO. Ma già dalle prime battute capisco che è un definizione che sembra non appartenergli. Quando lo chiamo per comunicargli che mi farebbe piacere intervistarlo perché è un vero professionista, l’atleta del momento quasi sembra prendersela perché, come sottolinea, non si considera affatto un professionista od un super atleta. Eppure, nonostante la modesta opinione nei propri riguardi, i risultati sempre più lusinghieri sembrano decisamente smentirlo.
La modestia è notoriamente considerata una virtù, ma Napoleone la catalogava come “l’arte di incoraggiare gli altri a scoprire quanto si è importanti”. Nel tuo caso non la scomoderei troppo, non credi?
Non mi ritengo modesto e né mi sopravvaluto. Il nostro è uno sport fatto di numeri che ti dicono inequivocabilmente se sei andato bene o meno; si corre tutti nelle stesse condizioni e sullo stesso percorso e pertanto già il risultato parla da solo. Innegabilmente però i miei ultimi 9 mesi sono stati particolarmente fortunati in quanto alcuni piazzamenti di un certo rilievo sono giunti non per mie particolari prestazioni ma piuttosto per assenze eccellenti e ritiri non preventivabili di alcuni big. Di questo non posso certo prendermene merito.
Comunque sia è indubbio che la corsa rappresenti una delle tue più grandi e riuscite passioni. Ci racconti cosa andavi cercando e cosa hai trovato quando hai cominciato a correre?
In ambito sportivo nasco come praticante di arti marziali, ma il mio fisico alto e filiforme mi ha solo permesso di prendere tante “botte” da tutti senza mai avere l’occasione di restituirle. Verso i 20 anni passo al ciclismo: tanta passione ma zero risultati. Poi nel 1994 a 28 anni ci provo con la corsa e dopo un anno di ambientamento inizio a gareggiare con risultati assolutamente normali: 1h45’ alla prima mezza e 3h30’ alla prima maratona. Però nel giro di 2/3 anni ho subito raggiunto livelli notevoli per un dilettante approdando nel 2000 ai miei personali nella mezza 1h10’ e nella maratona 2h25’. Poi un susseguirsi di anni con numero sempre maggiore di gare compreso l’esordio nelle ultra-maratone e in particolare nella 100Km. Mi sono dedicato anche alle gare in montagna e ad oggi ho collezionato 78 maratone e 10 ultra.
Claudio abbiamo capito che l’aggettivo professionista non ti piace e quindi mi guarderò bene dall’ usarlo altrimenti; però, quando affermi che i tuoi successi sono per lo più frutto di tanta fortuna, beh, ti confesso che faccio fatica a crederlo. Direi piuttosto serio impegno e grandi capacità…
Come ho già accennato a volte si è trattato di un po’ di fortuna però i successi e i risultati dell’ultimo anno (a 40 anni suonati) con il personale nella 100Km di 7h44’, il terzo posto alla Pistoia Abetone e la vittoria alla 6 Ore Bergamasca non hanno una spiegazione logica ma sono solo frutto della passione per la corsa e le gare. Una passione che mi fa alzare tutte le mattine alle 4:30, percorrere 7.500 Km all’anno e gareggiare tutte le domeniche sia nel Lazio che nel resto d’Italia. Inoltre non sono un grande fan di De Coubertain, mi piace molto la competizione ma sempre e comunque leale.
Esci tutti i giorni alle 5:00 di mattina per allenarti . Quali sensazioni regala una corsa così fuori dagli schemi e dagli orari usuali.
Innanzitutto è una necessità visto che verso le 8:30 devo trovarmi in ufficio e non rientro a casa prima delle 19:00; inoltre la mia sede di lavoro si trova in una zona ultraperiferica in mezzo alla campagna e questo mi impedisce di sfruttare la pausa pranzo. Ma in realtà è anche la voglia di godermi la mia città in orari nei quali appare un pochino più decente di quanto appaia alla luce del giorno. Sottolineo appare perché correre lungo le ciclabili del Tevere vuol dire comunque farlo in mezzo a sporcizia, cani randagi, accampamenti abusivi e campi nomadi. A quell’ora i parchi sono ancora chiusi e quindi non c’è scelta.
Sei uno che osserva e si lascia assorbire dall’ ambiente che lo circonda oppure sei più incline a lasciare spazio a pensieri e alle sensazioni personali?
Generalmente sono un grande osservatore e ascoltatore. Al di là delle situazioni nelle quali mi trovo in particolari contesti ambientali naturali che ovviamente mi assorbono completamente, anche nella vita di tutti i giorni mi piace guardare e ascoltare tutto ciò che mi circonda. A volte faccio delle lunghe passeggiate per le vie di Roma solo per osservare i comportamenti delle persone.
Quali sono le situazioni che ti strappano una smorfia di disappunto
Senza dubbio il traffico (a 41 anni non ho ancora mai posseduto un’auto) e il rumore. E la maleducazione sempre più diffusa delle persone.
E quelle che ti regalano un senso di distensione?
Il silenzio, l’alba, il mare d’inverno e la montagna d’estate.
Il consiglio che ti senti di dare ad un giovane che si accosta all’ atletica…
Non ne ho, non ho mai dato consigli podistici a chicchessìa. Non ho mai fatto atletica seriamente, sono un autodidatta e ho iniziato a correre perché negli altri sport non riuscivo. Mi sembrerebbe oltremodo presuntuoso pensare di poter dispensare consigli e insegnamenti.
Sei nato e cresciuto a Roma. Quali aspetti ami di questa città e quali detesti
E’ la mia città ma la amo molto poco. Al di là delle incomparabili bellezze artistiche è caotica, sporca e rumorosa. Soprattutto molto sporca, una delle pochissima città italiane nella quale non è prevista la pulizia programmata delle strade. Amo l’Eur e il suo Laghetto, Monteverde e adoro Villa Pamphili e Villa Ada. Purtroppo mi rendo conto, andando in giro per l’Italia per motivi podistici, che il romano non è molto amato a causa del suo modo di parlare e dei modi caotici e confusionari di comportarsi. Non per rinnegare i miei natali ma vorrei essere nato e vivere a Firenze. Ha un fascino e un romanticismo unici.
La vacanza, al mare o ai monti?
Senza il minimo dubbio la montagna, ma quella estiva rilassante e silenziosa. Da tantissimi anni passo le mie vacanze in Alto Adige tra le Dolomiti e le loro vie ferrate. E’ la giusta dimensione per trovare la carica per affrontare i successivi undici mesi di caos metropolitano. E poi adoro la mentalità, la cucina e lo stile di vita altoatesini.
In un amico c’ è qualcosa di noi, un nostro possibile modo di essere. Tu credi nel valore dell’amicizia. Hai un migliore amico?
Più che amici veri ho sempre avuto persone con le quali condividere interessi comuni. Ho le mie frequentazioni in ambito podistico, musicale, montano, turistico. Trovo scomodo e noioso avere gruppi eterogenei di amici con i quali pianificare impegni che alla fine, tra un compromesso e l’altro, scontentano un po’ tutti. Però devo riconoscere che il mio peregrinare in giro per l’Italia per motivi podistici mi ha permesso di stabilire profondi legami con persone che magari vedo non più di due o tre volte l’anno.
“E’ come se il destino ti desse una sola possibilità e concentrasse tutto dentro quel momento preciso e lo facesse diventare così breve…” è una frase dello scrittore Andrea De Carlo. Senti di aver perso qualche momento?
No, sinceramente credo di no. Ho sempre realizzato ciò che mi ero prefisso di fare. Forse in futuro potrei pentirmi di non essermi fatto una famiglia mia, ma è stata una decisione consapevole e sono pronto a rimpiangere questa scelta.
Corsa, lavoro ma anche “melodia” nella tua vita…ma è vero che sei pure un versatile musicista?
Di pari passo con gli studi e il lavoro è nata e cresciuta la mia passione per la musica. Ho iniziato a suonare la chitarra una trentina di anni fa per poi passare al basso elettrico senza disdegnare pianoforte, tastiere e contrabbasso. Dal complessino in famiglia, poi attraverso quelli del liceo e dell’università fino a quelli in ambito lavorativo non mi è mai mancata l’occasione di condividere la mia passione con altri ragazzi. A questa età, con molti che si sposano e creano la propria famiglia, è sempre più difficile trovare le occasioni per una suonata collettiva, ma con qualche sacrificio ci si riesce. Resta, comunque, sempre la possibilità di dilettarsi da soli.
Rimanendo in tema di Arte: hai un biglietto per visitare Dürer alle scuderie del Quirinale ed uno per Chagall delle Meraviglie al Vittoriano Da quale mostra ti senti piú attratto?
Curiosamente sono le due ultime mostre che ho visto a Roma e non ho dubbi nello scegliere quella di Durer del quale amo le incisioni e le xilografie in bianco e nero e in particolare, da buon matematico, la sua opera Melanconia dove è raffigurato il famoso Quadrato Magico. Chagall non mi è mai piaciuto, troppi colori che distraggono. Sono andato a vedere la mostra per cercare di capirlo e magari cambiare idea ma non è successo e ho dedotto che sono troppo legato a ciò che il bianco e nero, anche nel cinema e nella fotografia, riesce a trasmettere.
Ci parli dei tuoi studi e del tuo lavoro?
Già dagli studi dell’obbligo la mia principale passione è stata la matematica e quindi è stato naturale, dopo il liceo scientifico, iscrivermi al Corso di Laurea in Matematica e laurearmi a 25 anni assolvendo contemporaneamente gli obblighi militari. Dopo una breve esperienza nell’insegnamento ho iniziato la gavetta informatica presso un paio di aziende private per poi vincere un concorso presso il CED del Poligrafico di Stato e infine approdare, dopo sei anni, presso l’azienda privata di proprietà del Ministero dell’Economia nella quale lavoro da otto anni. Mi occupo di Project Management legato allo sviluppo di applicazioni informatiche dedicate alla redazione del Bilancio dello Stato e ai referti della Corte dei Conti. Sono molto soddisfatto del mio lavoro da tutti i punti di vista anche se mi assorbe completamente per tutto l’arco della giornata.
Quindi ricapitoliamo: sportivo, musicista, matematico di estrazione e di studi ed informatico di fatto e, come mi è sembrato di capire, single. Una tua scelta personale o, comprensibile, mancanza di tempo?
Sentimentalmente sono single credo da sempre, non per mia scelta ma in conseguenza dell’assoluta assenza di audience che riscuoto presso ogni tipo di pubblico femminile. Ovviamente anche io ci metto del mio per risultare invenduto ma d’altra parte non si può avere tutto dalla vita e comunque mi riuscirebbe difficile trovare una collocazione nell’ambito del mio tempo ad una eventuale “lei”.
Autoironico niente male! Parliamo di libri e del tuo genere preferito se ne hai uno.
Purtroppo sono un pessimo lettore, un po’ perché la mia giornata è già così satura di impegni e un po’ perché parte del mio lavoro consiste nel leggere pagine e pagine di documentazione tecnica, di manualistica e di capitolati di gara. Leggo libri inerenti la corsa e la scienza dell’alimentazione ad essa connessa e alcune riviste tecniche di motori.
Mentre in campo cinematografico quale è (o quali sono) il tuo regista da oscar
I miei “maestri di vita” sono da sempre Nanni Moretti e Woody Allen. Adoro la loro ironia “seria” anche se con gli anni iniziano a ripetersi. Inoltre ho una grande passione per il Clint Eastwood regista.
Bene allora una domanda su Nanni ed una su Woody:
Moretti ha detto che: “Ironia e distanza sono obbligatorie: quando si parla di se stessi se ci si prende troppo sul serio si rischia di diventare ridicoli". Sei d’accordo?
Certamente. Per questo sorrido quando vengo etichettato come un super atleta che pensa sempre e solamente a correre. Non mi sono mai preso sul serio in questo senso e sono sempre pronto alle prese in giro di chi non riesce a capacitarsi di come si possano percorrere, senza senso apparente, migliaia di Km l’anno con il caldo, il freddo, la pioggia e senza una meta ben precisa. Spesso me lo chiedo anche io.
Woody, grandi regie frutto di una personalitá ed intelligenza fuori dalla norma. Zelig su tutti un vero capolavoro. Ti ricordi quando alla domanda della psichiatra: “Perché si trasforma nelle persone che incontra?”, Zelig risponde: “Mi dà sicurezza, mi piace essere come gli altri…”, denunciando quel doloroso smisurato bisogno d’amore e di sicurezze che afflige l’ uomo moderno. Come il personaggio di Zelig si vuole somigliare a tutti i costi agli altri, vivere addosso agli altri, non distinguersi dagli altri. Un’ alienazione che si neutralizza sacrificando la propria identitá quando, invece, forse basterebbe riuscire ad essere solo se stessi. E tu, Claudio, ci riesci?
Forse troppo. Vengo talvolta etichettato come una persona “strana” sia per il mio carattere che i miei interessi e spesso mi si chiede se io non desideri una vita “normale” come gli altri. Non ho la ragionevole certezza che tutti i cosiddetti normali siano sempre e comunque soddisfatti della propria esistenza.
Il tuo interesse per la matematica e per la musica mi ha fatto tornare alla mente un libro di Herman Hesse letto tanto tempo fa, Il gioco delle perle di vetro. Romanzo nel quale musica e matematica sono messe in stretta relazione e giocano un ruolo fondamentale, come tanti altri aspetti, cari allo scrittore tedesco, altrettanto contrapposti: Spirito e Vita, teoria e pratica, riflessione ed emozione. Subisci anche tu tale contraddizione e chi ha la meglio tra ragione ed istinto?
Senza il minimo dubbio la ragione. Sono stato sempre etichettato come uno che pensa troppo; magari questo mi permette di dare sempre la risposta giusta e non dire mai stupidaggini ma spesso e volentieri, nel dubbio di dirle, significa solo lunghissimi silenzi senza avere il coraggio di buttarsi.
Se la vittoria avesse il sapore di un alimento, quella di Claudio Leoncini a che gusto sarebbe?
Sicuramente avrebbe il gusto del Mont Blanc il dolce di castagne, panna e meringhe. Ma durante le maratone “sogno” spesso pizza e birra e alle fine di una ultra il mio più grande desiderio è sempre e comunque una Fiorentina alla brace.
Daniele ha scritto di te “Ennesimo colpo da maestro in una gara del Grand Prix IUTA 2007: la "6 ore Bergamasca”, (un "anello" stradale di 1.000 metri certificato FIDAL) dove si è classificato al 1° posto il nostro Leoncini con la ragguardevole distanza di 81km e 792m che lo pone tra i migliori risultati europei della stagione..” è solo l’ ultimo di una lunga serie di tuoi personali strepitosi risultati. Quali sono i pensieri che ti tengono compagnia e ti danno la forza di portare a termine egregiamente un’ impresa così lunga ed impegnativa.
Il problema è stato proprio che mi sono mancati i pensieri. Al di là dell’innegabile soddisfacente risultato tecnico, ho sofferto tantissimo dal punto di vista mentale. E’ stato il mio esordio in una gara a tempo, che per ovvi motivi di controllo si deve svolgere lungo un circuito (in questo caso di 1000 mt.), ma dopo una cinquantina di giri ero completamente “cotto”, non sapevo più a cosa pensare. Insomma alla fine ho corso solo con le gambe e non con la testa. A metà maggio riproverò ancora una 6 Ore perché, onestamente, credo di valere uno o due Km in più del risultato ottenuto ma spero di arrivarci con un atteggiamento mentale decisamente migliore.
Mentre lo ascolto penso che forse il segreto dei suoi successi è racchiuso in questo suo essere cosí esigente con se stesso ma anche in questa sua incapacitá (Claudio spero vorrai perdonarmi il vocabolo!) di godere a lungo del risultato ottenuto, preso come è dalla continua ricerca di miglioramento. Sono la caparbietá e la motivazione a fare la differenza tra la parola campione e quella atleta e Claudio ne è l’emblema. Quando gli dico che le sue risposte lo avvicinano di piú ad un lupo piuttosto che ad una gazzella, si fa ancora piú serio di quanto lo sia stato durante tutta l’intervista, e sbotta: “Mi apostrofano tutti come lupo solitario, ma se avessi veramente una tale natura non avrei scelto di misurarmi in uno sport dove si è sempre in mezzo alla gente!” Si, forse in senso visivo questo è vero…le competizioni di atletica sono tutte un brulicare di folla e colori ma la corsa è pur sempre uno sport da vivere tra se e se, dove lo stare da soli bene è determinante ai fini del risultato e della prestazione. Ma qui rischiamo di sconfinare in un campo, quello della psicanalisi, che non è né il mio né di Claudio, quindi direi di lasciare democraticamente ad ognuno il proprio punto di vista e le proprie convinzioni ed al G.S. Bancari Romani l’orgoglio di annoverare tra i suoi questo atleta campione che non finisce di stupire.
P. Farroni - Aprile 2007 |