| Glossario del podista - 2 (The Original Farronato Runner’s Dictionary) Autore: Mr. Farronato Da “A” ad “Allenamento” A A – E’ la prima lettera dell’alfabeto italiano. E questo lo sapete già. Forse però non ricordate a cosa serve. Come preposizione è l’ingrediente fondamentale della frase: “A schiappa!” che, urlata con voce tonante, serve a rendere pubblicamente edotti i tapascioni della loro condizione. ABBIGLIAMENTO – Nella vita quotidiana ciascuno può vestirsi come meglio crede o come è tenuto a fare dalle rispettive professioni. Nella vita sportiva, in specie podistica, esistono solo due modi: quello giusto e quello sbagliato. L’abbigliamento deve consentirci di poter svolgere le nostre “funzioni” di podisti il più possibile garantendo il confort necessario e, tale condizione, è di estrema rilevanza proprio nello sforzo fisico-atletico. Si tratta – come si dice tra addetti ai lavori – di abbigliamento “tecnico”, ossia concepito e realizzato tenendo conto delle esigenze di chi non ha bisogno di sentirsi “bello” ma, piuttosto, di non trovarsi addosso una maglietta/canotta in condizioni tali da sembrare uno che ha fatto la doccia vestito. La connotazione “tecnica” comporta anche un aumento del costo del vestiario che viene sostenuto di buon grado dal podista, confidando sull’effetto taumaturgico per le prestazioni atletiche. L’attenzione all’abbigliamento è la prima regola che viene trasferita ai novizi dagli anziani. Anzitutto, la comodità, poi la libertà di traspirazione. Infine, la “resistenza” alle vicissitudini sportive. Se avete dubbi, basta chiedere ad Enzo Gianni, rigorosamente in pantaloncini e canotta anche alla temperatura di - 5 gradi. L’abbigliamento si distingue a seconda che sia utilizzato in allenamento, ovvero nelle gare. In allenamento si può correre anche in condizioni discutibili, seppure non abbia ancora visto alcuno in smoking. La differenza però non è solo nel materiale ma nel regolamento Fidal che impone agli aderenti ad una associazione podistica di vestirne i relativi ‘sacri’ paramenti. Sicché noi bancari siamo contraddistinti dal c.d. “completino sociale”, composto da pantaloncini, maglietta o canottiera, calze e scarpe. I pantaloncini e la maglietta/canotta recano incise lo stemma sociale, il noto logo in cui è raffigurato Claudio Filiputti inseguito dalle sue numerose fans. Dalla stagione podistica 2009, anche le nostre atlete avranno un “set” personalizzato: il logo “Bancari Romani - Girls” che riproduce le fattezze stilizzate di Laura Duchi che corre inseguita dai numerosi fans. Qualcuno – mi pare Alessandro De Santis, ma potrei sbagliare – ha provato a correre privo della maglietta, dichiarando di aver previamente provveduto a tatuarsi ben visibile su una scapola detto logo, ma non c’è stato niente da fare, nonostante senza vestimenti abbia incontrato più di un apprezzamento. Sull’abbigliamento – e in questa “Voce” in particolare – sarebbe davvero colpevole una omissione all’incomparabile stile che caratterizza il nostro Vintage (vedi l’omonima “Voce”). Costui dispone di alcune magliette che non si trovano neppure su ebay e di pantaloncini (non tanto “ini”) impossibili da indossare da parte di chiunque. Il suo pezzo forte è però una tuta dei Bancari viola cardinalizio, frutto probabilmente di una erronea colorazione (poi corretta). E’ una tuta “ufficiale” mai vista a nessun altro, finché un giorno incrocio un altro Bancario abbigliato con lo stesso raro esemplare. Non sono riuscito a memorizzare il nome del nostro compagno perché ero molto preoccupato che avesse accoltellato il nostro Vintage per sottrargli la tuta. Posto che, visibilmente, non vi erano macchie di sangue ho dedotto che esistono ben due esemplari di questo peculiare indumento. Dove si compra l’abbigliamento sportivo? Esistono mega-catene come Decathlon ed altri negozi similari, ma esistono anche posti più a misura d’uomo, come Calcaterra Sport, ovvero LBM Sport. La Farronato Family si serve presso quest’ultimo, laddove alla simpatia di Tommaso e Gabriele fa da contraltare la “serietà” di Gianfranco, soprattutto quando si parla di prezzi. Di prammatica lo sconto ai bancari del 30%, sconto che – con la scusa di accompagnare l’Avvocata – mi è stato applicato benché non fossi (ancora) iscritto al gruppo (in suo onore corro con le calze “griffate” LBM). Molte persone si presentano a detto negozio facendo il nome di Liliana per lucrare lo stesso trattamento economico, finché il buon Gianfranco non ha così apostrofato la consorte: “Ahò, a Lilià, ma quanti sono i podisti che ti conoscono e com’è che poi non si vedono alle gare?” “Si vede che sono timidi”, la replica dell’Avvocata. Timidi, ma perfettamente vestiti da podisti, magari tra le mura domestiche. Questa “Voce” va completata consultando anche le seguenti: “Calze”, “Canottiera”, “Maglietta”, e “Pantaloncini”. ACCOMPAGNATORI – Gli accompagnatori detti anche “personale di terra” (per distinguerli dal personale “di volo” che siamo noi podisti) sono quell’insieme variegato di persone che assistono coloro che corrono: fidanzati/fidanzate, mariti/mogli, parenti, amici, etc. Va da sé che costoro non hanno la minima intenzione di correre e per puro spirito caritatevole (leggasi: pranzo gratis o altro genere di emolumento rigorosamente in denaro contante) si prestano a svolgere alcune utilissime funzioni, quali la tenuta delle borse, il conforto morale, il riconoscimento del cadavere, etc. Alcuni supporti sono indispensabili. Prendiamo un esempio a caso. Se non ci fosse la Zia, la Famiglia Farronato sarebbe in notevole difficoltà poiché non saprebbe dove allocare la loro piccola erede. La Zia, quindi, è costretta alle levatacce domenicali che tutti conoscete (e, di conseguenza, ad andar presto a letto il sabato sera, anticipando quello che alcuni fanno più tardi), a sorbirsi i pettegolezzi di cui non conosce gli antefatti, etc. Non si dispera che qualche componente di detto Personale, preso dalla stanchezza per le levatacce, inizi a sgambettare, reclutando altri da adibire alle funzioni “assistenziali”. Il personale di terra, già che c’è, fa da pubblico, il che certo non guasta (V., più avanti, la Voce “Pubblico”). ACIDO LATTICO – Non serve a fare lo yogurt ma è il risultato dei nostri intensi sforzi. ALCOOLICI – La recente cultura medica suggerisce di accompagnare il pasto principale con un bicchiere di vino rosso che, dato che in Italia ne produciamo in quantità, funge anche da antiossidante (questa è la scusa ufficiale da tenere a mente). Per “bicchiere” – Caro Frazzini – s’intendono dei contenitori di capienza pari a 200 cl. e non un secchio, seppur di Brunello di Montalcino del 1983. Per chi corre l’assunzione di bevande alcooliche deve rappresentare una eccezione poiché tale sostanza, oltre ad essere estremamente calorica, ha un effetto depressivo sul sistema nervoso centrale. Non è un caso che chi beve, come si dice all’ombra del Cupolone, si “abbiocca” e poi finisce per chiedere le monetine ai semafori. Non ho mai visto un forte bevitore che sia anche un atleta di livello (escluso quello alcoolemico). In effetti, l’alcool (e, a maggiore ragione, ogni superalcoolico) va bandito. In aggiunta, l’alcool ha un effetto disidratante che è quanto di peggio possa accadere ad un podista, per il quale i liquidi sono indispensabili. Si diceva sopra che esiste una eccezione. Lo Champagne è consigliato anche al podista, tanto non c’è rischio di ubriacatura dato l’alto costo unitario. Se proprio non potete permettervelo fatevi regalare l’etichetta da un ristoratore (presa dalla bottiglia svuotata da un ricco commensale), per es. il Krug Clos de Mesnil o l’ancor più raro Clos d’Ambonnay 1995 (un millesimato che costa 4.000 euro a bottiglia!). Ora credo che vi sia chiaro perché tale bevanda non ha alcun effetto sulle prestazioni atletiche. ALIMENTAZIONE – Nello sport in generale e nel podismo in particolare è d’obbligo curare l’alimentazione per non restare con la lingua di fuori dopo 50 metri. E’ luogo comune che, per poter correre su lunghe distanze, occorra procedere ad un “carico di carboidrati”, soprattutto la sera prima della gara. Si tratta, per l’appunto, di un luogo comune, la cui scientificità è posta in seria discussione dalla Rivista “Strisciare con stile”. Nel fascicolo 3/2008 di detta pubblicazione si spiega che l’accumulo di carboidrati ma anche di proteine all’ultimo minuto non è di utilità alcuna posto che l’organismo – non in grado di sapere che il giorno dopo c’è una gara (il nostro organismo non è ancora così sofisticato) – opererà la consueta selezione maturale trasformando in zuccheri o grassi tutta la materia superflua. Ciò significa che il “carico” all’ultimo minuto non contribuirà, in alcuno modo ad un aumento delle prestazioni. Anzi, se non state accorti, rischiate che il vostro “personale” lo passiate in bagno. Il consiglio è, dunque, quello di mangiare come tutti gli altri giorni della settimana, non scordando i carboidrati. Non sono fonti idonee di zuccheri quelli contenuti nelle bevande gassate, o nel vino, o nei dolciumi che non arrecano gli ulteriori vantaggi dei carboidrati complessi (legumi, pasta, pane, patate, frutta), che contengono anche fibre, vitamine, antiossidanti, minerali e grassi polinsaturi, elementi di cui l’atleta ha fortemente bisogno. Il nostro corridore ha poi necessità di proteine (circa 80-100 gr. al giorno), per cui una dieta proteico-carboidratata è il massimo. Utile ricordare che esiste una corrente di pensiero e scientifica che ritiene ogni indicazione inutile. Si tratta del c.d. sistema “istintivo”, secondo il quale l’organismo è istintivamente portato a compiere la scelta più consona. Tra i sistemi istintivi vi è il noto Metodo Mazzoli (v. la Voce “Metodo”). ALLENAMENTO – Correre ed allenarsi sono due concetti totalmente diversi. Qualunque bipede può mettere un piede innanzi all’altro e, superando la velocità del camminare, correre. Allenarsi, invece, significa “programmare”, sulla base di un dato criterio, l’attività sportiva. La corsa è dunque la componente dell’allenamento. L’allenamento si base su tre componenti: a) miglioramento della capacità aerobica; b) miglioramento della capacità anaerobica; c) miglioramento della resistenza alla fatica. I mezzi per conseguire tali risultati sono: 1) la corsa lenta; 2) il lungo lento; 3) il medio. Tutte le tre le tipologie si basano su una data distanza percorsa a ritmo costante. E’ poi necessario abituare l’organismo alle variazioni di ritmo per gestire la meglio le difficoltà che si presentano durante le gare. Tra queste segnaliamo: 4) la corsa progressiva; 5) Le variazioni di ritmo. La corsa progressiva si realizza quando, per l’appunto, si aumenta il ritmo ad ogni chilometro (o ogni tot chilometri). Le “Variazioni”, dette anche Fartlek, per renderle incomprensibili ai non addetti ai lavori, constano invece di variazioni periodiche del ritmo della corsa, ora lento, ora molto veloce, ora mediamente veloce. Le “Ripetute” – e siamo così a 6) - sono poi quegli allenamenti basati da una alternanza tra una fase di lavoro ed una di recupero. Per questa tipologia si rinvia alla Voce “Ripetute”. Infine, tutte le tipologie di allenamenti indicate, possono essere svolte in salita. Le corse in salita sono specificatamente dirette a migliorare la forza muscolare del podista. Ho scoperto che esistono anche degli allenamenti, compiuti su campi sportivi, detti “diagonali” in cui le alternanze tra corsa e recupero, ovvero i diversi esercizi vengono svolti tenendo conto del rettangolo del campo e delle diagonali. Ho provato a tentare qualche figura del genere ma, senza l’assistenza di un allenatore, dopo poco tempo, “disegnate” dei poligoni ed altre figure geometriche, finendo per non ricordarvi più perché fate queste “cose strane”. V. anche le Voci “Fartlek”, “Ripetute”, “Lungo” e “Lunghissimo”. |