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La VasaPavona Race

autore:
Joe Vasapollo
12/01/2009
LA VASAPAVONA RACE

Tempo di cottura… ops, pardòn! Tempo di gara: 1:02 per 11.8km. Ma c’è una ragione per la “cottura”…

La sveglia del telefonino implacabile alle 6.50 tuona sulle note della famosa “Sveglia Militare” (ho fatto delle ricerche ma pare che il motivetto si chiami proprio così…) ed a farle eco, appena aperti gli occhi, dentro di me saliva maestoso un altro inno che bene o male pare colga ed abbia colto praticamente tutti noi runners certe domeniche mattina all’alba… l’inno del “Machicaxxomelofafà!”

Passati però i canonici venti secondi a tormentarsi sulla domanda oggetto di studio di tante psicoanalisi soprattutto da parte di chi non ha mai corso, prendiamo la via della doccia e controlliamo che la borsa stavolta poco saggiamente preparata la notte prima contenesse tutto il necessario… Proprio tutto stavolta no. Dopo aver dato una rapida occhiata su internet alle temperature del giorno, che sarebbero dovute stare tra i 4 ed i 7 gradi a Roma, la scelta infausta è stata di mantenere il completo lungo invernale logato GSBR e lasciare a casa i pantalocini e la canotta. Anzi, quasi quasi, mi sono detto, metto pure i guanti che l’anno scorso tornarono davvero utili a Pavona. In fondo… dovendo correre in mezzo ad una zona di campagna ed industriale, sicuramente non avrei trovato la “calura” romana… Ma porc….!!!!

Traffico davvero inesistente sull’Appia. Infatti approdiamo sulla piazzetta luogo ormai abituale e tradizionale di ritrovo di questa prima uscita stagionale abbastanza presto e preceduti sugli ultimi km dal “FarinaVan” con a bordo circa il 20% dei tesserati del nostro gruppo iscritti oggi. Zio Luciano e il vassallo Menna come sempre presenti, con il Gran Mogol stavolta in versione pre-influenza (anzi, speriamo che sia stato solo un malessere passeggero e che tutto sia già passato adesso che mi leggete). Dopo essere stato, tanto per cambiare, oggetto della vena ironica mattutina dei nostri con qualche classico tipo “Ah smilzo!”, “Aho ‘ndo l’hai lasciato tu fratello!” e “Ah Lucià! Ma che j’avete cucito la bocca pé nun fallo magnà più?”, ci avviamo a consumare il nostro primo rito canonico pregara, quello del caffè. Di turno alla cassa il mitico Marco “Bandana” Gambini, che ci ha portato una notizia bellissima, quella dell’arrivo di un altro “bandanino” tra nove mesi. Augurissimi di cuore da parte di tutti noi a lui ed a Lady Gambini.

Le chiacchiere ed i saluti con molti per gli auguri di inizio anno ci accompagnano fino alle 9.15 circa, quando comincia il rito della svestizione e della preparazione. E le mie preoccupazioni dell’ultima mezz’ora si fanno ancora più concrete vedendo un sole splendido ed una temperatura per le mie abitudini quasi caraibica… Ma porc…!!! Devo ringraziare di cuore alcuni dei nostri che preoccupati soprattutto che potessi soccombere per autocombustione con addosso il completo invernale lungo (definito da Oronzini il completo “da sera” dei Bancari) mi volevano prestare alcuni pantaloncini e canotte o magliette a maniche corte. Ma per una sorta di autopunizione o forse più di rieducazione (così m’emparo!) ho deciso di restare vestito più o meno come Azzone in estate (cioè coperto fino ai denti fatta eccezione per il cappello felpato che lui solitamente smette a fine primavera e che ovviamente non ho avuto il coraggio di indossare!). A proposito di Azzone. Sapete mica che fine ha fatto? Era a New York per Capodanno… a scanso di preoccupazioni sono andato a visitare il sito dell’FBI con i ricercati dell’ultimo periodo… ma non se ne hanno notizie manco lì…

E si va al riscaldamento. Non senza aver esaudito un altro rito ormai diventato oltre che tradizionale anche propiziatorio, soprattutto per la prima gara ufficiale del nuovo anno. E così, accompagnati come sempre da Ignazio Farina, ormai nominato “capocordata” (sarebbe in realtà “capoxxxxxxxx”, e se volete scoprire le lettere al posto delle X basta chiamarmi e comprare una vocale a 10euro ed una consonante a 15), il gruppo composto da Cavalagli, Mazzoli, Cherubini, Silvioli, Cavassini, Ungaro ed il sottoscritto con ovviamente il summenzionato capocordata si prodigava in questo tipico e molto maschile rito. Altra corsetta di riscaldamento (‘cci vostri, m’avete fatto scaldà a 4.15 al km!!!) e dopo averli un attimo lasciati per sottopormi ad una rapida terapia di rianimazione ci siamo andati a schierare al via.

Alle 10 in punto, lo speaker Bob DeBenedittis dava la partenza di questa sesta edizione della PavonaRun. Inizio insieme al duo Diliberto-DiLeo (ma che ce stavate a fa li dietro???) e insieme al mio nuovo compare di alcuni allenamenti a Villa Ada, l’organizzatore della Miguel, Valerio Piccioni. Eh sì, ormai il nostro Filiputti assente dalle gare per infortuni, acciacchi e vari decadimenti senili da un po’ di tempo m’ha mollato solo.

Poche le note di rilievo della gara a parte qualche commento davvero positivo per la crescita di questa manifestazione che reitererò anche via etere lunedì sera. Quest’anno il traffico è stato davvero domato alla perfezione. Soprattutto nel tratto industriale dove una delle due corsie era rimasta aperta, le auto, spontaneamente (seguendo anche le richieste degli addetti alla sicurezza) ci lasciavano sfilare senza battere ciglio e quasi tutti addirittura a motore spento (!!!). Anche se la cosa più strabiliante rimane quella di non essere stati fatti oggetto di anatemi e parolaccioni che ormai più o meno abitualmente siamo soliti ricevere in diverse gare. Stesso film anche sulla strada finale dove negli ultimi due anni abbiamo combattuto davvero a sportellate con le auto che incuranti del nostro passaggio sfilavano in ambo i sensi di marcia della salita di circa 1.8km che ci accompagna come sempre al traguardo.

Sugli ultimi 100 metri trovo il tifo di qualcuno dei nostri, da Ignazio a Marco Mansi a Zio Luciano insieme a quello di amici non-Bancari, su tutti Fiorella e quel disgraziato di Giampiero Cacciato di Running Evolution che mi fotografa e mi dice “la tua foto non è venuta per niente mossa…”

Buono anche il ristoro con la solita “goodie-bag” ricca di prodotti alimentari e quest’anno con tre bottiglie di vino rigorosamente logate “Pavona Run” (e mò con queste che ce famo? Mica se ponno regalà…). E strepitoso il ristoro “integrativo” messo a disposizione della Galbani family per celebrare il compleanno di Riccardino. Ho consumato un solo diplomatico davanti allo sguardo esterrefatto di tanti (pare che Mazzoli avesse sequestrato un intero vassoio e si fosse nascosto dietro al nostro gazzzzebbo) ma sicuramente la palma e la medaglia d’oro di questa competizione dove una volta non avevo rivali va senz’altro a Francesco “O’sfonnato” Pediconi, il quale oltre ad aver sequestrato una intera cassa di yogurt da portare a casa (Ah Francè… te fai una cicorietta un due-tre volte a settimana e lo risolvi quel problema eh!!!), ha praticamente messo le tende davanti ai vassoi consumando tutte le scorte sostentendo che se stavano lì tanto nessuno li avrebbe mangiati visto che tutti erano occupati a parlare della gara e dei tempi… Menomale che non abbiamo più istituito il trofeo sociale “forchetta d’oro” come suggerimmo a suo tempo Mazzoli ed io…

Per le classifiche. Beh, non tolgo l’onore ed il piacere di commentare i tempi dei nostri a Big Luciano (anche perché quando arrivo io i primi sono già a pranzo a casa…), rientrato a Roma insieme a me. Appuntamento a domenica prossima con un’altra classicissima, la mitica Corsa di Miguel… Stavolta me porto canotta e pantaloncini!!!

Joe Vasapollo

 

 

 

 

 

 

 
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